Venerdì, 30 Ottobre 2020
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DOPO UNA SETTIMANA

Finisce l'incubo a Tel Aviv, ucciso l'uomo che fece fuoco in un pub

Secondo i servizi di sicurezza , l'uomo era una sorta di «bomba ad orologeria»: armato e forse determinato a colpire ancora

TEL AVIV. In Israele l'incubo è finito. Una settimana dopo l'attacco ad un pub di Tel Aviv (due morti, e otto feriti) e dopo la fuga precipitosa (un altro morto), l'arabo israeliano Nashat Melhem è stato ucciso da un'unità scelta della polizia.

La città di Tel Aviv  e il resto del Paese tirano un sospiro di sollievo, perchè secondo i servizi di sicurezza Melhem era una sorta di «bomba ad orologeria»: armato e forse determinato a colpire ancora. Adesso lo Shin Bet (sicurezza interna) sta cercando di capire se fosse un 'lupo solitariò o parte di una cellula organizzata.

La sua fuga si è conclusa nel villaggio natale di Arara, 60 chilometri a nord di Tel Aviv. Non in una moschea della vicina Um el-Fahem, come riferito in un primo momento, ma in una casa abbandonata. Alcune persone che gli hanno fornito assistenza (almeno cinque) sono adesso agli arresti.

A tradirlo, in fin dei conti, è stato un cane segugio della polizia. Quando si è avvicinato al suo nascondiglio, Melhem - ha riferito la polizia - si è innervosito e gli ha sparato. L'arma utilizzata era lo stesso Falcon, di produzione italiana, con cui aveva gettato nel panico venerdì Tel Aviv quando aveva aperto il fuoco contro il pub 'Hasimta«, dove si festeggiava un compleanno. Presentato in un primo momento come una persona dalla personalità instabile, Melhem (29 anni) ha invece agito in questa settimana con grande freddezza, costringendo Israele a mobilitare migliaia di agenti per localizzarlo.

Subito dopo l'attacco al pub era praticamente svanito nel nulla. Si sarebbe appreso in seguito che era salito su un taxi, guidato da un arabo israeliano. Durante il tragitto Melhem si era accorto che nel veicolo era in funzione un telecamera. Avrebbe allora ucciso l'autista (in una spiaggia isolata, dove non c'erano altre telecamere di sicurezza) e distrutto le immagini.

Per una settimana la sua effigie è apparsa ripetutamente su tutti i mezzi di comunicazione israeliani. Per diversi giorni nella zona dell'attacco al pub i genitori hanno avuto paura di mandare i figli a scuola. Nel frattempo, si è appreso oggi, Melhem era già tornato al villaggio natale: un oggetto da lui abbandonato sul terreno aveva il suo Dna.

Da quel momento la polizia ha cominciato a cercarlo nella zona, passando di casa in casa, avvalendosi anche di cani segugio. Oggi l'errore che gli è costato la vita. Nello scontro a fuoco con la polizia, Melhem è rimasto ucciso. Per lo Shin Bet si tratta di una vittoria a metà, perchè probabilmente avrebbe preferito catturarlo vivo.

Ancora infatti non è chiaro per quale motivo abbia attaccato il pub e solo oggi, per la prima volta in una settimana, il ministro della Sicurezza interna Ghilad Edan ha catalogato l'episodio come »un atto di terrorismo«. Se sia davvero così ed eventualmente per conto di quale organizzazione per il momento resta un mistero.

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