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TERRORISMO

Parigi, mistero sull'identità dell'uomo ucciso: forse un tunisino

PARIGI. Mistero sempre più fitto sull'identità dell'uomo ucciso ieri mentre si dirigeva, con un coltello in mano, verso il commissariato del 18/o arrondissement parigino. Il nome di Sallah Alì, 20 anni, marocchino, diffuso dopo la sua morte, è quello che l'uomo fermato per furto nel 2013, comunicò alla polizia. Ma il testo di rivendicazione a nome di Daesh, trovatogli in tasca, comincia con la frase «Je suis Abou...» (Io sono Abou...),e poi si legge un nome diverso, Tarek B., e alla terza riga si parla della città di «Tunisi». Sallah Alì, presunta identità alla quale corrispondono le impronte digitali del cadavere, aveva detto nel 2013 all'epoca del fermo di essere marocchino, nato nel 1995 a Casablanca, in Marocco, e in quel momento senza fissa dimora. Ma tale identità non è ancora confermata.

Se non ci sono certezze sulla sua identità, si sa però che l'uomo ucciso ieri davanti a un commissariato parigino non avrebbe dovuto trovarsi in Francia. Secondo quanto appreso dagli inquirenti, infatti, dopo l'arresto per furto nel 2013 a Saint-Maxime, in Costa azzurra, l'uomo che si era presentato come Sallah Alì, 20 anni, marocchino, si era visto notificare l'ordine di espulsione dalla Francia.

L'uomo era stato fermato nel 2013 - e poi espulso dalla Francia - per un furto di occhiali sulla spiaggia di Saint-Maxime, in Costa azzurra. Lo ricorda il sindaco della località balneare, Vincent Morisse, intervistato da BFM-TV. «Lo ricordo bene - dice - fu fermato per furto insieme ad altre persone. A un certo punto fu identificato come un senzatetto residente nel vicino comune di Cogolin. Si sa per certo che era un tipo che andava di città in città vagabondando. Non l'abbiamo mai più rivisto dopo».

Le cinture esplosive degli attentatori di Parigi sono state fabbricate in un appartamento di Schaerbeek, quartiere di Bruxelles. Lo riferisce oggi la Procura federale. Gli inquirenti ritengono che l'appartamento, affittato da un sospetto attualmente in custodia, è anche servito a Salah Abdeslam come rifugio dopo gli attentati.

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