Martedì, 24 Novembre 2020
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IL DIBATTITO

Elezioni Usa, lotta all'Isis: candidati di destra "tutti contro tutti"

E sul palco è 'tutti contro tuttì, ognuno con la sua ricetta per sconfiggere l'Isis: da Donald Trump che vuole ingaggiare «le nostre menti migliori» per fermare i terroristi su internet, al senatore del Texas Ted Cruz che cita Ronald Reagan a ripetizione, fino ad affermare che serve un 'commander in chief' come fu Reagan rispetto al comunismo

WASHINGTON.  La lotta al terrorismo domina il primo dibattito televisivo tra i candidati per la nomination repubblicana dopo gli attacchi di Parigi e la strage di San Bernardino. E sul palco è 'tutti contro tuttì, ognuno con la sua ricetta per sconfiggere l'Isis: da Donald Trump che vuole ingaggiare «le nostre menti migliori» per fermare i terroristi su internet, al senatore del Texas Ted Cruz che cita Ronald Reagan a ripetizione, fino ad affermare che serve un 'commander in chief' come fu Reagan rispetto al comunismo.

Nei toni Trump emerge come più pacato del solito senza tuttavia perdere la sua verve, almeno fino a quando non arriva Jeb Bush a punzecchiarlo. È lui la sorpresa: l'ex governatore della Florida mostra più destrezza e presa rispetto ai precedenti dibattiti, esponendosi fino ad innescare i botta e risposta con il miliardario newyorkese. Jeb tiene il punto, non cede mai alle provocazioni, questa volta è anche meno incline a cedere la parola e va all'attacco: «Non è seria» la proposta di Trump per uno stop all'ingresso di tutti i musulmani negli Usa, dice, «Trump è il candidato del caos, sarebbe un presidente caotico».

L'altra 'coppià a fare scintille è stata quella Cruz-Rubio. Per l'intera durata del dibattito la sfida tra loro è stata palpabile, evidenti le sgomitate, per imporsi a favore di telecamera come l'alternativa plausibile. Gli occhi erano del resto puntati su Ted Cruz giunto all'appuntamento trasmesso da Las Vegas in diretta sulla Cnn all'indomani da un exploit nei sondaggi che lo ha visto addirittura scalzare Trump in Iowa. Attenzione simile aveva suscitato Rubio la scorsa volta.

Così gli inseguitori di Trump sono andati allo scontro a più riprese e sull'immigrazione sno state scintille: il senatore del Texas, beniamino dei Tea Party ha puintato il dito contro Rubio per le sue posizioni. «Quando c'è da combattere il terrorismo - ha replicato quest'ultimo - la sorveglianza viene prima dell'immigrazione» e ha accusato Cruz di aver votato per limitare i poteri della Nsa: «ha reso l'America meno sicura».

È stato il dibattito 'da commander in chief' che era stato preanunciato, con focus sulla politica estera, ma con protagonista la coppia Obama-Hillary. Sì perchè il presidente e la ex segretario di Stato adesso candidata per la nomination democratica sono stati citati ad ogni piè sospinto: è loro la responsabilità per l'avanzata dell'Isis, secondo Carly Fiorina. Due «incoscienti», incalza Chris Christie. Mentre per Ted Cruz
chiunque dei nove contendenti Gop sarebbe un miglior commander in Chief di Obama o Hillary.

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