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VENTI DI GUERRA

Siria, alta tensione tra Russia e Usa: Mosca non colpisce l'Isis

Gli Stati Uniti e la Nato accusano Putin di non combattere i terroristim, ma i gruppi che si oppongono al regime di Assad

NEW YORK.Resta alta la tensione tra la Russia e gli Stati Uniti, dopo la decisione di Mosca di bombardare la Siria.  «Oltre il 90% dei bombardamenti russi in Siria non sono contro i jihadisti dello stato islamico o di al Qaida, ma contro gli oppositori di Assad»: lo afferma il portavoce del Dipartimento di stato americano, John Kirby.

Stessa posizione è stata espressa anche dalla Nato, «la Russia non mira all'Isis ma agli altri gruppi e sostiene il regime di Assad», l'attacco militare «non è un contributo costruttivo». In Siria la Nato «ha visto una problematica escalation di azioni militari russe», è «pronta a difendere tutti gli alleati, compresa la Turchia» ed è «pronta a dispiegare le forze in Turchia se necessario». Lo dice il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, rispondendo ai giornalisti all'arrivo alla ministeriale difesa.

In Siria «a lungo termine non c'è soluzione militare» e «ci deve essere la transizione», ovvero Assad deve lasciare il potere, conclude il segretario generale Stoltenberg.

Intanto, la Russia intensifica la sua azione militare e dopo l'aviazione arriva la marina. Nel giorno del suo 63esimo compleanno, Putin ha sferrato un attacco a sorpresa in Siria con 26 missili lanciati ad una distanza di 1500 km dalla flotta russa del Mar Caspio, annunciando il successo in tv prima di scendere in campo per un'altra sfida trasmessa in diretta dopo le immagini degli strike: una partita a hockey con le vecchie glorie e il ministro della Difesa, Serghiei Shoigu, vinta 15 a 10, con ben 7 reti messe a segno dal presidente.

Una dimostrazione di muscoli, ma anche di irriverente tranquillità verso le polemiche che in Occidente continuano ad accompagnare l'operazione russa in Siria, a partire dall'accusa di colpire pure i ribelli dell'opposizione 'moderata', oggetto della nuova offensiva di terra lanciata da Damasco nelle regioni centrali del Paese (nella provincia di Hama) con la copertura dei raid russi. Le forze governative hanno lanciato attacchi su varie direttrici, in particolare verso le aree di Atshan, Al Sayad e Latmin.

Gli Usa restano irritatissimi. Il segretario della Difesa americana Ashton Carter ha ribadito da Roma che gli Stati Uniti «non sono pronti a collaborare con la Russia se continua a perseguire una strategia errata», ossia quella di colpire obiettivi non Isis, anche se restano interessati a discutere le regole di sicurezza per i loro piloti. «Ma finora non c'è stata alcuna richiesta formale di collaborazione da parte dei russi», ha sottolineato. «Se Mosca vuole contribuire alla coalizione anti-Isis in maniera costruttiva ben venga, ma se continuerà agendo unilateralmente non c'è spazio per il dialogo», ha confermato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Mentre il Pentagono ha fatto sapere che almeno un velivolo militare americano ha dovuto modificare la propria rotta mentre sorvolava la Siria per evitare di avvicinarsi in maniera troppo pericolosa ad un jet russo.

Mosca replica che si tratta solo di concordare alcuni «dettagli tecnici» e ribalta le accuse: «Le forze aeree Usa e di altri Paesi hanno effettuato attacchi per un anno, abbiamo motivo di credere che non sempre, o meglio, molto spesso abbiamo attaccato obiettivi diversi da quelli terroristici», ha dichiarato Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, alludendo a bersagli legati al regime di Assad.

Resta la tensione anche tra Mosca e Ankara, che ha convocato per la terza volta l'ambasciatore russo in Turchia per le due violazioni dello spazio aereo, mentre il premier Ahmet Davutoglu ha accusato il Cremlino di aver condotto 57 operazioni aeree, di cui 55 contro l'opposizione moderata e solo 2 contro l'Isis. Anche Ankara però pragmaticamente ha accettato di stabilire una linea di contatto con Mosca per evitare incidenti nei cieli. I rischi restano alti, soprattutto ai confini tra la Siria e la Turchia, che sostiene i gruppi di opposizione anti Assad: Ankara ha denunciato che otto suoi jet F-16 in pattugliamento lungo la frontiera sono stati puntati ieri per un minuto e mezzo dai radar dei sistemi missilistici di Damasco per la seconda volta in due giorni.

Per dimostrare la sua (buona) intenzione di colpire l'Isis, Mosca continua a dirsi disponibile a stabilire contatti con i leader dell'esercito libero siriano (Esl, in opposizione ad Assad, ndr) per discutere il loro coinvolgimento in un processo politico. E pronta a dare il suo contributo per unire gli sforzi dell'esercito siriano con quelli dell'Esl, come avrebbe suggerito Hollande nel recente vertice di Parigi, secondo quanto sostenuto da Putin. Ma il presidente francese sembra averlo smentito oggi, alla plenaria del Parlamento europeo: «Sappiamo che non sarà possibile riavvicinare l'opposizione, e parlo dell'opposizione democratica, quella moderata, con chi massacra il popolo siriano».  Mosca intanto alza il tiro centrando 11 obiettivi Isis con missili di lunga gittata (sino a 2500 km) ed alta precisione lanciati da quattro navi da guerra nel Caspio, attraverso i cieli 'amici' dell'Iran e dell'Iraq: una scelta non chiara, ma che sembra voler dimostrare come la Russia disponga di un arsenale completo, pari a quello della superpotenza americana. «È ancora presto per tirare le somme dell'operazione delle forze aeree russe in Siria ma quello che è stato fatto merita una valutazione altamente positiva», si è congratulato Putin con il suo ministro della Difesa, prima di ricevere la telefonata di auguri dell'amico Berlusconi.

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