Venerdì, 05 Marzo 2021
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L'APPELLO

Ucraina, Poroshenko chiede intervento caschi blu: ribelli contrari

KIEV. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha chiesto il dispiegamento di peacekeeper dell'Onu nell'est ucraino per assicurare la tregua prevista dagli accordi di Minsk. L'appello, approvato dal consiglio di sicurezza, è stato bocciato oggi da Denis Pushilin, negoziatore dei ribelli, secondo cui l'iniziativa viola gli stessi accordi di Minsk.

«La questione è stata discussa ed è stata presa una decisione di appellarsi all'Onu e alla Ue per preparare in Ucraina una operazione di peacekeeping e sicurezza», ha dichiarato il segretario del consiglio di sicurezza ucraino, Oleksandr Turcinov, spiegando che i caschi blu dovrebbero essere dispiegati sia lungo la linea del fronte sia al confine russo-ucraino. Ma Pushilin ha ricordato che, in base agli accordi di Minsk, Kiev deve concordare il controllo della frontiera con i miliziani solo dopo le elezioni municipali e la riforma costituzionale.

Nuovo rovescio militare per l'esercito di Kiev e ulteriore indebolimento politico per il presidente Petro Poroshenko: i ribelli filorussi, dopo l'aeroporto di Donetsk, hanno espugnato anche lo strategico nodo ferroviario di Debaltsevo, issando la bandiera della Novorossia (croce blu di sant'Andrea su sfondo rosso), come ora Mosca chiama i territori separatisti rispolverando il nome zarista dell'attuale Ucraina sud-orientale. Un blitz condannato da tutta la comunità internazionale come una grave violazione degli accordi di Minsk, che prevedevano la tregua da domenica, mentre le milizie hanno continuano la loro offensiva, anche se oggi hanno lanciato segnali di distensione annunciando l'inizio del ritiro degli arsenali pesanti. «Si sono arresi a centinaia consegnando le armi», si sono vantati i capi dei ribelli.

Totalmente diversa la versione di Poroshenko, che è volato al fronte in mimetica per stringere le mani degli «eroi» ucraini, dopo aver annunciato un «ritiro pianificato» con le armi verso Artiomivsk, a 35 km da Debaltsevo. A suo avviso si tratta di un «colpo ai denti» ai ribelli, una dimostrazione che non c'era accerchiamento, come sostenevano i separatisti per rivendicare Debaltesvo sin dal vertice di Minsk, dove l'assegnazione della cittadina è rimasta un nodo insoluto nel braccio di ferro tra Putin e gli altri tre leader del formato Normandia (Merkel, Hollande e Poroshenko).  L'uscita delle colonne di tank, blindati e veicoli leggeri è stata vista dai giornalisti. Ma che si tratti di soldati arresi, fatti prigionieri o semplicemente ritirati, tutti in ogni caso apparsi in pessime condizioni, non muta la sostanza dei fatti: Kiev è stata costretta a cedere Debaltsevo. Una sconfitta resa ancor più bruciante dalla provocazione lanciata ieri da Putin nella conferenza stampa a Budapest con il compiacente premier ungherese Viktor Orban: «È sempre brutto perdere, soprattutto se capita contro quelli che fino ieri facevano i minatori o guidavano trattori (i separatisti del Donbass, ndr), ma questa è la vita e la vita va avanti, inutile fissarsi su questo».

Una battuta sgradita anche all'Occidente, convinto che quei minatori e quei trattoristi non sarebbero andati lontano senza gli aiuti militari russi, di cui oggi Londra ha fornito altre presunte prove con foto di avanzatissimi sistemi di artiglieria Pantsir-S1 (in codice Nato Sa-22).  Ancora ignoto il vero bilancio degli ultimi giorni di feroci combattimenti intorno a Debaltsevo. Se i ribelli sostengono di aver ucciso tra i 2000 e i 3000 soldati, Kiev ufficialmente ammette la morte di 22 uomini, di cui sei durante il «ritiro pianificato» da Debaltsevo, 150 feriti e solo qualche prigioniero. Ma alcuni media, anche ucraini, hanno visto all'obitorio di Artiomivsk alcune decine di cadaveri di soldati, alcuni in sacchi di plastica neri, e una lunga fila di bare di legno.

La presa di Debaltsevo è stata condannata fermamente dall'Occidente. «Una chiara violazione del cessate il fuoco», hanno accusato la Casa Bianca e il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini, la quale ha ricordato che Bruxelles «resta pronta a prendere misure appropriate nel caso in cui continuino i combattimenti e altri sviluppi negativi in violazione degli accordi di Minsk». Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha accusato i ribelli di aver «messo a rischio» gli accordi di pace, sostenendo che truppe e mezzi russi «sono sempre attivi in Ucraina». L'offensiva ribelle è «nefasta per le speranze di pace», ha commentato la cancelleria tedesca, sottolineando che in caso di nuova escalation «potrebbero essere necessarie» nuove sanzioni contro Mosca.

Ma proprio oggi la Russia ha invitato l'Occidente a cessare la guerra delle sanzioni e ad avviare un dialogo costruttivo, pur riservandosi il diritto di rispondere alle nuove sanzioni del Canada. In serata era fissata una nuova conference call tra Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. Ma ora più di qualcuno comincia a chiedersi che cosa intendano fare i due leader europei dopo la violazione della tregua a Debaltsevo e il nuovo scacco subito da Poroshenko. Soprattutto dopo che la Merkel ha dichiarato che «faremo di tutto per continuare a poter dire: vogliamo che la Russia torni a essere un nostro partner. Non vogliamo agire contro la Russia, ma con essa».

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