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RISCHIO TERRORISMO

L'Onu cerca una via di pace in Libia ma è in affanno

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ribadito che «La Libia deve diventare una priorità» per la comunità internazionale

WASHINGTON. L'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini parla con l'inviato speciale Onu per la Libia Bernardino Leon «per coordinare come procedere». Monta l'attenzione sulla Libia e la consapevolezza che si rende urgente un'azione della comunità internazionale, anche una virata se necessario, per uscire dallo stallo che fa da cornice ad un'escalation risultata impossibile da fermare con gli strumenti messi in campo fino ad ora.

«Per la prima volta, tutti gli invitati hanno partecipato ai colloqui». Così in un comunicato, solo lo scorso mercoledì, la Missione di supporto dello Nazioni unite per la Libia (Unismil) segnalava l'unico possibile elemento incoraggiante emerso dall'incontro di Ghadames. L'azione dell'Onu nel Paese è però di fatto in stallo.

La nota diffusa lo scorso 11 febbraio metteva in evidenza la partecipazione del Gnc, il parlamento che sostiene il governo non-riconosciuto dalla comunità internazionale ma insediato a Tripoli e che aveva boicottato i colloqui svoltisi precedentemente a Ginevra. Ma non è bastato: restano infatti 'congelatè le annunciate intenzioni di mettere a punto una tabella di marcia per contatti tra le parti con l'obiettivo di giungere ad un accordo, attraverso negoziati più approfonditi, da condurre in questi giorni. Resta così la consapevolezza che questo percorso potrebbe non essere sufficiente a scalfire gli interessi dei gruppi armati, da cui il pressing internazionale per cambiare strada.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ribadito che «La Libia deve diventare una priorità» per la comunità internazionale e che «l'Italia ha la responsabilità di sollecitare questa priorità» presso i partner. È tornato così ad evocare l'inevitabilità di un impegno, ma che sia nella cornice Onu: «l'Italia è in prima linea sul piano militare, politico e culturale. Di fronte alla minaccia che cresce l'Italia deve fare la sua parte nella cornice Onu, ma in Libia non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità», ha detto. Questo mentre da più parti si moltiplicano gli appelli ad una presa di posizione coordinata, Ue-Onu soprattutto.

«L'Ue si deve dare una mossa. Non esiste solo la crisi in Ucraina, c'è anche quella sul versante sud del Mediterraneo, che è un'emergenza al pari dell'Ucraina. Non è accettabile che ci sia asimmetria», ha sottolineato il presidente del gruppo S&D al Parlamento europeo Gianni Pittella, chiedendo «un tavolo tra Onu e Ue perchè si valuti la proposta del ministro Gentiloni». L'ex ministro degli Esteri Franco Frattini va oltre e parla chiaramente di «disimpegno», cui 'rimediarè con un'azione antiterrorismo decisa dall'Onu: «La Libia come la Somalia negli anni '90. Abbiamo abbandonato la Libia al suo destino dopo la caduta del regime. Disimpegno europeo e americano, invece che invio di addestratori, supporto logistico, esperti per aiutare e formare 'ex novò un esercito statale», scrive Frattini su Facebook .«Il terreno libero è stato occupato dai terroristi», continua Frattini. «E il prezzo sarà altissimo. Forse solo un'azione antiterrorismo decisa dalle Nazioni Unite potrebbe essere la risposta efficace. E l'Italia certo non potrebbe non partecipare».

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