Martedì, 26 Gennaio 2021
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ELEZIONI IN GRECIA

Tsipras: "Non rispetteremo l'austerità". Scontro con Berlino

Parlando da World Ecomic Forum di Davos, l'esponente del governo Merkel ha gelato gli entusiasmi suscitati in Grecia dall'annuncio di Mario Draghi sull'acquisto dei titoli ellenici. ''Se ho capito bene se la Grecia rifiuta il programma non farà parte del Quantitative easing''.

ATENE. E' finita la campagna elettorale in Grecia. E si è chiusa con la tensione alle stelle tra il 'vincitore in pectore' Alexis Tsipras e il severo custode dell'austerità, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Parlando da World Ecomic Forum di Davos, l'esponente del governo Merkel ha gelato gli entusiasmi suscitati in Grecia dall'annuncio di Mario Draghi sull'acquisto dei titoli ellenici. ''Se ho capito bene se la Grecia rifiuta il programma non farà parte del Quantitative easing''. Non si è fatta attendere la risposta altrettanto tagliente di Tsipras, in conferenza stampa ad Atene: un governo Syriza, ha detto, ''non rispetterà accordi firmati dal governo precedente''.

Il giovane leader della Sinistra, che giovedì sera ha scatenato gli entusiasmi dei suoi sostenitori con un discorso ispirato e deciso sulla 'nuova era' che attende la Grecia in caso di sua vittoria, ha spiegato che ''il nostro partito rispetta gli obblighi che derivano dalla partecipazione della Grecia alle istituzioni europee. Ma l'austerità non fa parte dei trattati di fondazione dell'Ue''. E alla Germania ha riservato una stoccata particolare, dicendo che ''il mio primo viaggio all'estero (da capo del governo) non sarà a Berlino, sarà a Cipro...Merkel non è più speciale di altri leader Ue''. E pensare che toni ottimisti erano stati riservati al futuro della Grecia dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dalla cancelliera Angela Merkel nel corso del loro incontro a Firenze. ''Voglio ricordare che alla base dei nostri principi c'è la solidarietà. Voglio che la Grecia, nonostante le difficoltà, continui a far parte della nostra storia'', aveva affermato Merkel.

E Renzi aveva spiegato: ''Non sono preoccupato per i risultati delle elezioni greche, rispetto la libera determinazione dei cittadini e dalla prossima settimana i partner lavoreranno'' con il nuovo premier ''nel rispetto del percorso già avviato''. Il premier aveva quindi ribadito il ''desiderio di tenere la Grecia dentro la storia Ue''. Tuttavia, nonostante i toni rigidi di Schaeuble e Tsipras, spazi di manovra potrebbero esserci perché, almeno secondo il presidente di Syriza ''l'annuncio della Bce stabilisce il calendario del negoziato (con i creditori) e lo fa arrivare a luglio'', quando la Grecia sarà 'papabile' per l'acquisto di titoli. ''E' la stessa scadenza indicata da noi, cioè non si chiude il 28 febbraio. Sono certo che per allora avremo trovato una soluzione possibile, accettabile da tutti''. Il piano di salvataggio Ue scade tecnicamente il 28 febbraio e esponenti comunitari da tempo indicano che la Grecia dovrebbe chiedere un rinvio; per Tsipras, che non vuole estendere in ogni caso i termini dell'odiato Memorandum, il rinvio è ora nei fatti. E stasera ha parlato anche al suo comizio di chiusura il premier Antonis Samaras, combattivo anche se in evidente affanno sul rivale che continua a staccarlo nei sondaggi. Samaras ieri aveva affermato che solo con le politiche di Nea Dimokratia la Grecia non uscirà dal QE della Banca centrale. Stasera, parlando con toni combattivi in un palazzetto dello sport a Palaio Faliro, sulla costa ateniese, pieno di bandiere bianche e blu, ha detto che ''Tsipras è al servizio della lobby della dracma'', affermando tra l'altro che la Grecia ''farebbe la fine di Cipro'' con il disastro delle banche se la sinistra di Syriza vincerà domenica.

Samaras, chiedendo retoricamente ''chi volete come capitano al timone in momenti difficili?'' e incalzando con ''siamo di più, vinceremo'', ha quindi rivendicato la fermezza del suo governo nei negoziati con la troika e il miglioramento dell'economia ellenica, promettendo tagli alle tasse e invitando gli indecisi a votare per Nuova Democrazia. La parola passa ora agli elettori.

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