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Parigi, 12 fermi: 4 incriminati per aver dato le armi a Coulibaly

Si tratta - secondo quanto si apprende - di quattro uomini fra i 22 e i 28 anni che fanno parte del gruppo di persone arrestate nella notte fra giovedì e venerdì scorsi

PARIGI. Quattro uomini del gruppo di 12 fermati nella banlieue di Parigi la settimana scorsa sono stati incriminati per «associazione per delinquere». Tre di loro avrebbero fornito armi a Amedy Coulibaly, il terrorista del supermercato kosher. I quattro dei 12 fermati in Francia per l'inchiesta sugli appoggi al terrorista Amedy Coulibaly sono stati messi in stato d'accusa in vista di una possibile presentazione davanti al giudice. Si tratta - secondo quanto si apprende - di quattro uomini fra i 22 e i 28 anni che fanno parte del gruppo di persone arrestate nella notte fra giovedì e venerdì scorsi. Il procuratore di Parigi, Francois Molins, ha precisato questa mattina che il fermo dei quattro è stato tramutato in arresto. Tre dei sospetti hanno acquistato «materiale» - ha precisato Molins - in diverse armerie per Coulibaly. L'accusa - formalmente «associazione per delinquere collegata a un'impresa terroristica criminale» - è quella di complicità con Coulibaly, assassino di una poliziotta a Montrouge e di quattro ostaggi nel supermercato kosher. Per tre dei sospetti è stato formalizzato lo stato di detenzione, un quarto - che resta anch'egli in cella per il momento - comparirà invece a breve davanti al giudice delle libertà.

Intanto, emergono altri particolari sulla vicenda. Amedy Coulibaly, insieme con la sua compagna Hayat Boumeddiene, era stato fermato dalla polizia per un controllo il 30 dicembre a Parigi. Gli agenti l'hanno lasciato andare via nonostante fosse emerso che si trattava di persona pericolosa vicina agli ambienti islamisti.  Lo rivela il settimanale Le Canard Enchainè, in edicola domani. Secondo la ricostruzione, il 30 dicembre, alle 11:45, due motociclisti della polizia fermano una Seat Ibiza noleggiata, nel XIX arrondissement di Parigi. Il controllo di Coulibaly e la compagna è documentato dal Canard che si è procurato uno dei verbali dei poliziotti. I quali, dal momento che la patente era ancora provvisoria (Coulibaly aveva passato l'esame soltanto il 10 dicembre), decidono di controllare la banca dati delle persone ricercate. Appare, a quel punto sullo schermo del pc dei due agenti, la menzione che impone di ottenere ulteriori informazioni senza attirare l'attenzione del sospetto, considerato pericoloso e vicino agli ambienti islamici.

I due poliziotti informano i superiori e i servizi antiterrorismo ma nessuno reagisce: «nessuna sorveglianza, nessun pedinamento», scrive Le Canard Enchainè, secondo il quale questa procedura lascia aperti diversi interrogativi. Gli agenti lasciano ripartire l'auto, Coulibaly fa perdere definitivamente le sue tracce. Qualche ora più tardi, la coppia si dirigerà in Spagna, dove Coulibaly, il 2 gennaio, depositerà Hayat all'aeroporto di Madrid, destinazione Istanbul. Dalla Turchia, Hayat entrerà poi in Siria l'8 gennaio, mentre il suo compagno verrà ucciso il 9 dalle forze speciali al termine del sequestro di ostaggi nel supermercato kosher di Parigi.

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