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Terremoto nel Pd dopo la batosta: Miceli e Rubino contro i vertici, Filoramo fa un passo indietro

Il Pd in Sicilia non c'è più. Le Regionali hanno dato una mazzata che difficilmente verrà dimenticata nella storia del partito democratico isolano. E nonostante ci siano solo gli exit poll con Caterina Chinnici che sarebbe al terzo posto lontana dal secondo (De Luca) e vicina al quarto (Di Paola), è già iniziata la resa dei conti all'interno del partito.

C'è chi addebita la sconfitta alla mancata alleanza con il M5S, chi alla presunzione di andare avanti nonostante alla vigilia era comprensibile la debacle, c'è chi si ferma ad analizzare il voto trovando "qualcosa" di buono e chi velatamente fa capire che occorre rifondare tutto, cominciando con le dimissioni dei vertici del partito regionale.

Il primo a parlare in casa Dem è il deputato uscente del Pd e candidato alle Regionali, Carmelo Miceli: "Dai primi commenti mi pare che i miei amici e compagni del Partito democratico stiano tentando di dare la responsabilità della peggiore sconfitta di sempre a M5S, Calenda e Renzi. Niente di più sbagliato! Serve autocritica. Profonda autocritica. Autocritica o il Partito democratico non avrà più un briciolo di credibilità e speranza - aggiunge Miceli -. Autocritica. Quella che mi aspetto nella conferenza stampa del segretario nazionale Enrico Letta e in quella del segretario regionale e Anthony Barbagallo".

Ancora più diretto Antonio Rubino, esponente Pd che chiede le dimissioni di Enrico Letta e del segretario siciliano Anthony Barbagallo: "Abbiamo perso e anche malamente. Mi aspetto una piena assunzione di responsabilità senza bisogno di chiederlo".

E poi c'è chi annuncia velatamente le dimissioni come Rosario Filoramo: "Si è perso, non vi sono scuse. Non siamo riusciti a metterci in sintonia con gli italiani, veniamo percepiti come il partito del potere, distaccato dai problemi reali del paese, ma vi assicuro che i nostri militanti sono persone per bene, vicini ai problemi dei cittadini, donne e uomini concrete. Inoltre, abbiamo giocato una partita suicida, non tenendo nel debito conto, di una legge elettorale, che colpevolmente non abbiamo cambiato, che impone le alleanze nei collegi uninominali. Le responsabilità sono nostre, bisogna trarne le conseguenze e avviare senza traumi e lacerazioni, ma concretamente, il ricambio ai vertici e nelle politiche del Pd, a partire dall’Unione Provinciale che ho l’onore di guidare".

E al post di Filoramo fa seguito quello di Marco Guerriero, responsabile enti locali del Pc: "Sapete tutti che non ho mai condiviso le posizioni di Rosario Filoramo. Oggi, però, sono qui pubblicamente a condividere non solo l’analisi, ma anche il metodo da lui scelto. Per la prima volta credo che stia facendo il segretario. Le dimissioni per la ricostruzione sono qualcosa da lodare. Onore al merito".

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