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Turismo in Sicilia, gli operatori preoccupati: senza i russi sarà una catastrofe

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guerra in ucraina, Sicilia, Economia
Taormina rischia le perdite maggiori

La crisi ucraina bloccherà l’arrivo in Sicilia di circa 400 mila turisti russi con una perdita secca per l’economia dell’Isola che si aggirerebbe attorno ai 200 milioni di euro. L’allarme è stato lanciato dal presidente regionale di Confcommercio, Gianluca Manenti: «In termini di presenze – ha detto - nel periodo pre Covid i turisti russi che hanno scelto la nostra isola come meta per le vacanze sono stati intorno a 400 mila ed hanno lasciato qualcosa come 35,40 milioni di euro, pari al 2,2 per cento della spesa dei viaggiatori stranieri in Sicilia».

I russi, assieme agli americani, sono infatti «big spender»: tra spostamenti, alloggi in hotel o in ville di lusso, cene nei ristoranti stellati, trattamenti di benessere e altri servizi esclusivi, la media pro-capite per un soggiorno di una settimana oscilla dai 2.500 euro in su che ora verrebbero a mancare. «Siamo fortemente preoccupati – continua Manenti - per le tensioni causate dalla guerra alle porte dell’Europa: ne soffrirà il nostro export ma anche lo shopping oltre che il turismo. Questa situazione va a sommarsi alla già grave crisi energetica che da mesi ci sta colpendo. Gli aumenti del grano, del carburante e di tutte le materie prime rischiano di compromettere la buona crescita che in Sicilia si stava a fatica registrando, spostando ulteriormente l’orizzonte del ritorno alla normalità».

Taormina, una delle destinazioni preferite dai russi per le sue bellezze naturali abbinate allo shopping e al buon cibo, è la meta più rischio anche perché i collegamenti da Mosca e San Pietroburgo, previsti a giugno, potrebbero saltare definitivamente: da valutare come si evolverà lo scenario di guerra ma è difficile che le sanzioni con la chiusura degli spazi aerei saranno revocate da qui ai prossimi mesi. Solo qualche giorno fa l’ambasciata italiana aveva comunicato ai tour operator e alle agenzie di viaggio russe l’apertura delle frontiere anche ai turisti dotati di solo green pass base: per Alfio La Ferla, storico operatore del mercato turistico russo in Sicilia alla guida di «Bts Tourism & Travel», le ripercussioni della mancata ripartenza potrebbero essere «catastrofiche» facendo svanire un potenziale di 350mila pernottamenti, cioè tanti quanti ne erano stati registrati nel 2019 prima della pandemia.

«I russi sono molti attratti dalla Sicilia ma le sanzioni avranno un impatto negativo sul turismo», ha spiegato Emilia Sakharova, presidente dell’associazione culturale Italia-Russia, a Palermo da più di 50 anni e docente universitaria in pensione. Affermazioni confermate da Giovanni Ruggieri, docente di Economia all’Università di Palermo e presidente di Otie, l’osservatorio sul turismo delle isole europee: «Secondo i dati del 2019 i russi erano all’ottavo posto come notti trascorse in Sicilia e all’undicesimo posto come numero di turisti: si tratta dunque di un mercato non irrilevante che per ora non si riprenderà».

Gli effetti della guerra in Ucraina iniziano a farsi sentire in provincia di Siracusa: Giuseppe Rosano di «Noi Albergatori» ha annunciato che ai gestori delle strutture ricettive sono già arrivate le prime disdette. «Poche per il momento – ha sottolineato - ma il timore è che possa trattarsi di un trend in partenza. Non dobbiamo perdere l’ottimismo ma speravamo di poter contare su una stagione di ripresa dopo la pandemia. I turisti russi sono per noi preziosi: fanno shopping, mangiano nei migliori ristoranti, il fatto che vengano meno di certo non rappresenta una buona notizia».

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