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Regione, Armao: "In Sicilia alle imprese ristori fra i 200 e i 300 milioni"

Oscilla tra i 200 e i 300 milioni il fondo che il governo regionale ipotizza di poter destinare come ristori alle imprese siciliane colpite dalla crisi finanziaria scatenata dalla pandemia. Ad annunciarlo l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, intervenendo all’Ars durante la discussione della legge di stabilità della Regione, confermando nella sostanza quanto già preannunciato ieri dal presidente della Regione, Nello Musumeci.

«Si tratta di fondi extra-regionali - ha proseguito Armao in Aula -. Con il presidente abbiamo avuto un confronto con il ministro Carfagna che ci ha dato rassicurazioni sia sulla riprogrammabilità delle risorse sia sulla velocità dell’operazione. Nel frattempo, con il dipartimento programmazione, stiamo facendo la ricognizione per capire quali risorse si possono liberare». Quando sarà pronto, il governo presenterà il piano in commissione Bilancio all’Ars: «Ci muoveremo in piena sintonia con gli auspici del Parlamento», ha concluso Armao.

Alcuni chiarimenti erano stati chiesti dal capogruppo Giuseppe Lupo e dal parlamentare regionale del Pd Michele Catanzaro dopo la manifestazione dei commercianti che si è tenuta oggi davanti all'Ars.

"Ci rendiamo perfettamente conto che la situazione, a più di un anno dall’inizio dell’emergenza Covid, è davvero drammatica – dicono Lupo e Catanzaro – ed è inaccettabile che le misure che avevamo inserito nella scorsa finanziaria regionale a sostegno del lavoro e dell’occupazione proprio in relazione agli effetti della pandemia, non siano mai state attuate dal governo Musumeci. Siamo di fronte ad un governo regionale che non ha una strategia di supporto alle attività produttive e fino ad ora non è stato in grado di individuare le risorse necessarie: chiediamo quindi al presidente Musumeci di dire chiaramente se si potrà disporre di fondi extraregionali riprogrammabili per sostenere le categorie produttive nell’ambito della manovra finanziaria di quest’anno, in esame all’Ars. A meno che il governo intenda riprogrammare i fondi comunitari disponibili in via amministrativa, a Palazzo D’Orleans, senza un confronto parlamentare: se è così, dica se dispone di un ‘tesoretto’, a quanto ammonta e come intende utilizzarlo”.

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