Martedì, 07 Luglio 2020
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Reddito di cittadinanza, a settembre il giro di boa: come cambierà dopo

Si avvicina la prima "scadenza" del reddito di cittadinanza. A settembre scatta il fermo di un mese per coloro che hanno già fruito della misura per 18 mesi. Secondo quanto previsto dalla legge, infatti, il sussidio viene erogato per un anno e mezzo e il rinnovo non avviene automaticamente.

La prima erogazione del reddito di cittadinanza è avvenuta ad aprile 2019. Coloro che ne hanno beneficiato da quel mese, vedranno la prima scadenza a settembre 2020, ultimo mese in cui riceveranno l'accredito. Chi possiede ancora i requisiti per poter usufruire del sussidio, può nuovamente presentare la domanda. In caso di accettazione, dopo un mese di fermo, il reddito di cittadinanza verrà nuovamente accreditato.

Per rinnovare la domanda è necessario presentare solamente due documenti: il modulo SR180 e il modulo ISEE aggiornato al 2020, esattamente lo stesso che molti degli attuali beneficiari del reddito di cittadinanza hanno presentato a gennaio 2020 per continuare a ricevere il sussidio.

Cambiano gli obblighi per chi ha usufruito del reddito di cittadinanza per i primi 18 mesi. Le misure diventano più severe: le offerte di lavoro possono arrivare da tutta Italia e il diritto al beneficio decade già dopo il primo rifiuto.
In caso di decadenza, se se nel nucleo familiare ci sono minorenni o disabili gravi, si può poi ripresentare domanda dopo 6 mesi, per tutti gli altri nuclei è necessario attendere 18 mesi.

Tirando le somme, però, non sono molte le offerte di lavoro arrivate. Secondo la Corte dei Conti, infatti, solo il 2% delle persone che hanno ricevuto il reddito di cittadinanza è riuscito poi a ottenere un lavoro attraverso i centri per l'impiego. Insomma i navigator avrebbero trovato circa ventimila posti di lavoro. Numero decisamente diverso da quello già pubblicato qualche mese fa da Anpal che parlava di 39.760 i beneficiari del reddito di cittadinanza che avrebbero ottenuto un contratto di lavoro. Probabilmente nel contro di Anpal rientrano anche i percettori di reddito di cittadinanza che hanno trovato lavoro autonomamente, ma di fatto sembra che la misura non abbia avuto il successo sperato.

 

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