Martedì, 13 Aprile 2021
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LA CRISI

Petrolio in caduta libera, le quotazioni Wti crollano ai minimi storici

Strade vuote, aerei a terra e fabbriche chiuse. La domanda evapora e le quotazioni del petrolio Wti crollano ai minimi storici, scendendo prima sotto il dollaro al barile per poi girare in negativo per la prima volta. Una caduta iniziata oggi ai minimi dal 1983, quando sono iniziate le rilevazioni, mai vista che mostra come i tagli alla produzione decisi dall’Opec+ non sono adeguati perché non riescono a tenere il passo con il crollo della domanda. Attonite di fronte al tracollo le piazze finanziarie tengono.

L’Europa chiude tutta in positivo fatta eccezione per Madrid in calo dello 0,64%. Milano è stabile (+0,05%) al termine della prima seduta di una settimana caratterizzata dal Consiglio Europeo sul Mes e sui coronabond e l’attesa per la decisione sul rating dell’Italia di S&P. Per Piazza Affari si è trattato di una seduta nervosa complice lo spread salito fino a 239 punti nonostante gli acquisti della Bce. Wall Street soccombe invece alla caduta libera del petrolio pur contenendo le perdite rispetto all’avvio di seduta grazie ai tecnologici. Con i lockdown imposti nelle maggiori economie per contenere il coronavirus la domanda di petrolio è crollata e a nulla sono finora valsi i tagli alla produzione decisi dall’Opec+. Tagli che, fin dall’inizio, sono apparsi inadeguati: 9,7 milioni di riduzione a fronte di una domanda attesa calare circa tre volte tanto.

«Nessuna riduzione della produzione può essere abbastanza veloce e profonda guardando alla dinamica dei prezzi», mettono in evidenza altri analisti, osservando come al di là della seduta nera, i prezzi del Wti e del Brent avevano già perso più della metà del loro valore nel 2020 con il coronavirus e la prevista recessione. Nessuno però si sarebbe mai immaginato un lunedì così nero per il greggio. Mai da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1983 i prezzi del Wti sono scesi così in basso, appesantendo l'intero settore energetico che cala a Wall Street di oltre il 2%, mentre quello delle utility cede il 2,87%. Fra i singoli titoli Exxon perde il 3,01% e Chevron perde il 2,50%. Tremano le società dello shale americano: con i prezzi ai livelli attuali il rischio è quello di un’ondata di bancarotte e del crollo di un settore che ha contribuito in modo sostanziale alla rivendicata indipendenza energetica americana più volte ventilata da Donald Trump.

Se il Brent contiene le perdite al 7, il Wti tracolla arrivando a cedere il 93,87% a 1,12 dollari al barile, per poi concretizzare le chance crescenti di una girare in negativo. Sotto pressione è il contratto per consegna a maggio che scade martedì: oltre alla domanda il problema di fondo è la mancanza di capacità di stoccaggio, soprattutto nell’hub cruciale di Cushing, in Oklahoma. «Le scorte a Cushing continuano ad aumentare a velocità record e ci aspettiamo che venga raggiunto il limite in maggio», afferma Hillary Stevenson, della società di consulenza Genscape.

I contratti per giugno, luglio, agosto e settembre contengono invece le perdite lasciando intravedere l’attesa di una ripresa della domanda con le maggiori economie che si muovono verso la normalità. Il contratto per giugno perde l'11,07% a 22,26 dollari, quello per luglio il 5,71% a 27,74 dollari. Il calo dei prezzi insieme all’attesa di una ripresa dell’attività economica in autunno si è tradotto nel fenomeno di mercato chiamato contango, in cui i prezzi delle commodity sono più alti per il futuro di quanto non lo siano per il presente. Una delle maggiori scommesse della storia basate sul contango risale al 1990 quando Phibro, divisione di Salomon Brothers, aveva fatto scorte di petrolio a basso prezzo parcheggiandolo in cisterne e autobotti poco prima che l’Iraq invadesse il Kuwait e le quotazioni del greggio schizzassero.

L'architetto della scommessa, Andy Hall, era diventato famoso per aver ricevuto 100 milioni di dollari per un giorno di lavoro. In molti in queste ore guardano al ricordo di Hall e si augurano di trovare lo spazio necessario per parcheggiare il petrolio acquistato sotto il dollaro al barile per rivenderlo, fra uno o due mesi, a prezzi stellari. (ANSA)

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