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Traghetti più costosi, 4 porti in Sicilia rischiano di essere bloccati: protestano anche i Forconi

trasporti, Sicilia, Economia
Protesta dei tir

I Forconi tornano a protestare e minacciano il blocco dei porti a causa degli aumenti dei traghetti.  "Se entro domani non arriveranno risposte, martedì a partire dalle 5 del mattino saremo nei porti con gli autotrasportatori. Poi si vedrà". Lo afferma Mariano Ferro, leader dei Forconi, movimento che nel gennaio del 2012 paralizzò l'economia che viaggiava sui Tir in Sicilia, sull'aumento dei costi di trasporti via mare.

"Su questi argomenti - aggiunge il leader dei Forconi - le associazioni degli autotrasportatori, con le quali condividiamo le motivazioni dell'agitazione, stanno semplicemente cercando di avere risposte dal Governo nazionale. Ma non arrivano segnali e noi che di tutto abbiamo bisogno tranne che di ulteriori disagi o ancora peggio di rincari delle tariffe per portare le nostre merci fuori dall'isola, ci prepariamo ad aprire sulle strade un nuovo contenzioso col Governo. Che il Sud sia ormai passato nel comune sentire come la palla al piede del Nord lo avevamo già percepito, ma - chiosa Ferro - essere snobbati persino nelle situazioni di emergenza è un poco più complicato da accettare".

Il governo regionale ha chiesto di sospendere almeno fino al 7 gennaio l’aumento delle tariffe scattato a inizio anno, lo stesso giorno in cui al ministero dei trasporti a Roma è previsto un incontro convocato dal viceministro Giancarlo Cancelleri proprio sulla questione.

«Questo in attesa di una positiva risoluzione della vertenza che tenga conto degli interessi di tutti, contemperando le esigenze in campo», dice l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone di concerto con il suo omologo della Regione Sardegna Giorgio Todde, a seguito delle trattative delle ultime ore con le compagnie di navigazione e le associazioni degli autotrasportatori.

Il blocco potrebbe interessare i porti di Palermo, Catania ma anche Messina e Termini Imerese in Sicilia. A capo della protesta in Sicilia c’è l’Aias di Giuseppe Richichi che ha ripreso la protesta nazionale di Trasportunito e seguita anche dall’altra associazione dei trasportatori, l’AITRas (Associazione Italiana Trasportatori. «Si tratta di un aumento che varia a seconda della lunghezza delle tratte», ha evidenziato Claudio Donati, segretario nazionale di Assotir, «e che oscilla da 3 a 14 euro/metro lineare. Una mazzata giustificata dalla lotta all’inquinamento, peraltro doverosa, imposta da organismi sovranazionali. Ma tutto questo non può essere pagato dai trasportatori. Gli investimenti degli armatori vanno pagati dagli armatori».

«C’è il serio rischio», aggiunge, che molte aziende chiudano e non bisogna assolutamente sottovalutare che una quota consistente di operatori tornerà a viaggiare su strada, vanificando tutti gli sforzi fatti per spostare il traffico merci dalla strada al mare con i relativi incentivi pubblici. Di fronte a un simile scenario la misura Marebonus perderebbe qualunque significato». Per Santo Zuccaro presidente provinciale di Assotir Catania, «qui approdano tutte le grosse compagnie di navigazione. Ci sono diverse centinaia le imprese dell’autotrasporto siciliano che utilizzano le autostrade del mare e che su una tratta prima pagata 1.000 euro ora devono pagare 1.250 euro».

 

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