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OCCUPAZIONE

I consulenti del lavoro: "Reddito di cittadinanza? Assunzioni ferme, c'è posto in ambito tecnologico"

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Reddito di cittadinanza, convocazioni per i beneficiari del reddito di cittadinanza

Un posto di lavoro per i beneficiari del reddito di cittadinanza è ancora una chimera. A puntare il dito contro la cosiddetta fase 2 della misura è l'Ordine dei consulenti del lavoro di Palermo. “Sui 2 milioni di soggetti coinvolti - commenta il presidente della Fondazione consulenti per il lavoro Vincenzo Silvestri -, solo 700mila sono occupabili e quasi la metà di questi presenta enormi problemi sociali; ma ai 200mila già convocati dai Centri per l’impiego è stato fatto solo il profilo, mentre per firmare il Patto per il lavoro saranno riconvocati nel 2020. Infatti, in attesa che sia realizzata la banca dati informatica unica per l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, ancora non è operativo l’Assegno di ricollocazione, cioè la ‘dote’ con cui pagare i servizi per l’inserimento occupazionale".

E sottolinea: "Non è esatto, quindi, affermare che già 18mila percettori di Reddito sono stati assunti: si è scoperto che sono soggetti con precedenti esperienze lavorative, che per lo più ora hanno trovato un impiego autonomamente e presso datori di lavoro che non hanno neppure potuto beneficiare dell’incentivo perché è stato sbloccato solo adesso”.

Nei giorni scorsi, dopo le polemiche, il presidente dell'Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro, Domenico Parisi, aveva dichiarato in una nota: “Noi come Anpal abbiamo messo a disposizione 3mila navigator, tutti operativi, e stiamo fornendo assistenza tecnica alle Regioni, per facilitare i servizi di accompagnamento al lavoro. Considerando la portata della riforma e il numero di persone coinvolte, stiamo procedendo a ritmi da record, visto che tutto questo è avvenuto nell’arco di sei mesi. Per i risultati in termini di posti di lavoro occorre tenere presente che vanno prima svolte tutte le attività propedeutiche che stiamo attuando in queste settimane. Ma intanto circa 18mila beneficiari hanno trovato un’occupazione”.

Intanto, in Sicilia la disoccupazione è al 20%, ma secondo i consulenti del lavoro c'è chi assume. “Le imprese palermitane nostre clienti ci hanno comunicato un fabbisogno di personale per i prossimi mesi pari ad un totale di circa 1.300 figure professionali - spiega Alessi il neopresidente dell'Ordine dei consulenti del lavoro-, soprattutto nei settori terziario, ristorazione e startup, e noi ci siamo messi all’opera, tramite la rete della Fondazione consulenti per il lavoro, per selezionare i curricula e attingere alle misure vigenti di politica attiva del lavoro”.

Ma aggiunge che “solo un poderoso sforzo di razionalizzazione delle norme e delle risorse, frutto di una sinergia tra istituzioni, professionisti e imprese private, potrà davvero intaccare un bacino di senzalavoro che si trascina dagli anni Ottanta”. In questo senso, i dati tracciano un nuovo scenario che richiede un approccio diverso, più orientato a sostenere i settori innovativi.

In Sicilia, secondo l’ultima elaborazione dell’Osservatorio economico di Unioncamere regionale aggiornata allo scorso 30 settembre, sono attive 467.447 imprese che occupano un milione e 92mila addetti, e nel terzo trimestre il saldo tra imprese nate e cessate è positivo per 1.017 unità. Ma le attività tradizionali sono in sofferenza. A parte l’agricoltura che dà lavoro a 129.021 siciliani e che mostra un saldo positivo di 446 aziende, e il settore del noleggio auto e agenzie di viaggi nel quale sono occupati 56.276 soggetti con 60 nuove attività, tutti gli altri comparti tradizionali registrano un collasso nel numero di aziende.

Per fortuna, osserva Unioncamere Sicilia, si è aperta una nuova prospettiva nell’economia regionale. Infatti, l’unico settore che sta mostrando da alcuni trimestri costanti segnali di forte vitalità, soprattutto a Catania, Palermo e Messina, è quello delle imprese innovative e tecnologiche (Ict, Tlc, Ricerca, Servizi alle imprese, Retail e informatica, e così via), che da solo impiega già 43.035 unità, soprattutto giovani laureati e diplomati, e che ha chiuso il terzo trimestre 2019 con un saldo attivo di ben 2.186 nuove realtà imprenditoriali. Lo scenario della provincia di Palermo conferma il trend: su 98.201 imprese attive con 238.496 dipendenti, solo l’agricoltura (10.926 braccianti) cresce di 28 aziende e gli altri comparti sono in negativo, a fronte di 560 nuove imprese dei settori innovativi che danno lavoro a 9.224 persone, pari al 5% del totale della provincia.

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