Giovedì, 22 Agosto 2019
INTERVISTA AL PRESIDENTE

Federalberghi: in Sicilia turismo frenato da strade e ferrovie disastrate

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PALERMO. «I posti letto nelle strutture alberghiere non mancano. Molto spesso in Sicilia ci sono posti letto “sbagliati”, in luoghi non idonei o che non tengono in considerazione le risorse del territorio. Un territorio che deve fare i conti con gravi disagi legati alla rete carente di infrastrutture». Lo afferma Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia.

«C'è poi – aggiunge Torrisi - un fenomeno preoccupante: il dilagare dell’abusivismo. Nell’ultimo periodo, nella sola città di Catania, abbiamo segnalato alle autorità competenti 380 realtà prive di qualsiasi autorizzazione».

Ci sono stati segnali positivi sul fronte dei flussi turistici in Sicilia. Che momento vive il settore alberghiero in questo periodo?

«Parliamo di un comparto che ha ricevuto attenzioni altalenanti da parte dei governi centrali e locali e che ha vissuto negli ultimi quindici anni momenti di forte crisi legati soprattutto alle congiunture economiche mondiali. Tuttavia, in quest’ultimo anno, il mercato siciliano ha certamente beneficiato in parte di quelli che sono stati i due temi fondamentali: la paura in Grecia legata ai fattori economici del Paese e i timori diffusi sul fenomeno Isis, che ha interessatola fascia del Maghreb. Due diversi aspetti che hanno portato dei vantaggi, anche se è bene precisare che non può fare piacere che altre nazioni subiscano simili situazioni. Quando parliamo di vantaggio sia chiaro che siamo di fronte ad un vantaggio che per noi non è strutturale.

Va preso come una sopravvenienza attiva». Quali sono le maggiori criticità in Sicilia?

«Il vero nostro problema è il nodo infrastrutturale. In Sicilia abbiamo poche infrastrutture e malridotte.Molte, purtroppo, devono essere ancora realizzate. Abbiamo una rete ferroviaria men che mediocre. Certamente va migliorata quella esistente, penso in questo senso al raddoppio o ad altri interventi... Ho avuto la possibilità di fare l’assessore regionale alle Infrastrutture. Ho ricoperto l’incarico ponendomi come obiettivo quello di migliorare la rete. Per noi che lavoriamo in ambito turistico è fondamentale potere contare su infrastrutture efficienti. Purtroppo questa esperienza non è proseguita, né oggi vedo in alcun modo che si stia andando avanti su quella linea. Ci sono da realizzare altre infrastrutture. Penso alla Nord-Sud.Ma anche allo stato, alle volte pessimo, delle strade e delle autostrade».

Dalle strade ai cieli, l’aeroporto di Palermo ha rilevato numeri positivi quest’anno legati anche ai flussi turistici...

«È vero. C’è stata una buona crescita dell’aeroporto di Palermo che ha fatto registrare un grande boom. Come controcanto dobbiamo tuttavia fare i conti con altri numeri, quelli dello scalo di Catania che ha avuto un brusco calo. I dati ufficiali di Enac parlano di una diminuzione del flusso quasi a doppia cifra. meno 9 per cento. E se si pensa che l’aeroporto etneo fa molti più passeggeri rispetto a Palermo, è chiaro che il calo dell’uno non può essere bilanciato dall’aumento dell’altro. Ha tenuto Comiso, sono cresciuti gli aeroporti delle Isole minori che hanno registrato dati complessivamente positivi».

Negli ultimi anni è cresciuto il numero di strutture ricettive in Sicilia?

«C’è stato un incremento importante legato al fatto che ci sono stati più bandi con fondi comunitari. Questi hanno datola possibilità di fare nuova ricettività, o nel caso dell’ultimo bando, hanno anche permesso di fare adeguamenti rilevanti nelle realtà esistenti. Negli ultimi 15 anni le strutture si sono quasi raddoppiate. In alcuni casi gli imprenditori hanno tuttavia sbagliato costruendo delle vere cattedrali nel deserto, con un uso distorto dei soldi dati dalla Comunità europea. Molto spesso si sono fatte strutture che, purtroppo, già oggi sono fallite o chiuse. La Sicilia non ha bisogno di altri posti letto, perché quelli esistenti non sono mai tutti pieni. Probabilmente ci sono forse posti letto sbagliati. L’offerta che si è messa sul mercato era non adeguata rispetto alle potenziali richieste della domanda. Ma il problema che evidenzio è quellolegato all’abusivismo. In Sicilia abbiamo un’infinità di posti letto. Il problema è che non sono censiti. C’è un mare magnum...».

Cosa fate per contrastare questo fenomeno?

«Solo nella città di Catania abbiamo fatto una denuncia perché abbiamo trovato, cercando attraverso le agenzie on line o i servizi web di prenotazione, 380 attività abusive. Basta fare un calcolo banale per capire il numero di strutture prive di autorizzazioni presenti in Sicilia. Ho sentito nei giorni scorsi a Catania sia il comandante della guardia di finanza, che il comandante della polizia municipale. Si sono già attivati per avviarele verifiche perché questo è un problema molto serio. Parliamo di concorrenza sleale, di assenza di garanzie e certezze per il consumatore ma, soprattutto, si tratta di una vera e propria attività abusiva con evasione fiscale. E parliamo comunque, è bene ribadire, di attività che non è difficile stanare: si autodenunciano sul web attraverso i più noti portali. Si individuano molto facilmente».

Di cosa ha bisogno oggi il comparto per migliorare la sua offerta?

«Stiamo investendo tantissimo nella formazione professionale del personale che costituisce il primo patrimonio essendo, gli alberghi, aziende di servizi. Certamente si deve fare ancoramolto.Bisogna lavorare sul livello dell’offerta dei servizi che non è semplicemente legata alla scelta di un asciugamano o di un tessuto più pregiato rispetto ad un altro. Parlo di accoglienza, di sorriso... di far star bene il cliente. E poi non c’è una larghissima conoscenza delle lingue straniere. Uno dei temi su cui abbiamo grosse lacune è poi la qualità di vita dei comuni, delle città. Se stiamo bene noi, staranno bene anche i nostri ospiti. La battaglia che facciamo non è sull’imposta di soggiorno in quanto tale, ma sul fatto che molti sindaci abbiano frainteso questa imposta immaginandola come un gettito paragonabile a quello del bitume per andare a otturare i buchi dei bilanci comunali, mentre invece queste somme vanno investite in altri modi».

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