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Inps: assegno più basso per chi ci va in anticipo Boeri: "Riduzione equa"

Nè un taglio del 30%, nè il ricalcolo con il metodo contributivo, ma una «riduzione equa» sull'assegno per chi decide di andare in pensione prima: su questo si basa la proposta avanzata dall'Inps per introdurre flessibilità in uscita nel sistema previdenziale.

ROMA. Nè un taglio del 30%, nè il ricalcolo con il metodo contributivo, ma una «riduzione equa» sull'assegno per chi decide di andare in pensione prima: su questo si basa la proposta avanzata dall'Inps per introdurre flessibilità in uscita nel sistema previdenziale.

A rivendicarlo è il presidente dell'Istituto, Tito Boeri, che partecipando ad un incontro a
Bruxelles, torna sulla 'ricettà indicata a luglio. In grado di consentire, come detto allora, una «flessibilità sostenibile». «I giornali hanno scritto - ha affermato Boeri riferendosi alla proposta, subito bocciata dai sindacati - che ci sarebbe una riduzione delle pensioni del 30%. Non è così, la nostra proposta al governo non ha un taglio grande delle pensioni, ma
prevede una riduzione equa per chi sceglie di anticipare il ritiro» e questo «non implica una riduzione di quell'entità nè un ricalcolo con il metodo contributivo». A luglio, in occasione
della relazione annuale dell'Inps, Boeri aveva alzato il velo sulla sua 'ricettà: chi decide di andare in pensione prima dell'età di vecchiaia ha un assegno più leggero e subisce una
penalizzazione legata al periodo di anticipo di uscita dal lavoro - questo per evitare che il costo pesi sulle generazioni future e per garantire equità nel sistema rispetto a chi resta - che in media si aggira intorno al 3% annuo.

Una ricetta basata sul sistema contributivo ma ciò non significa, aveva spiegato il
presidente dell'Inps, l'estensione del metodo contributivo su tutti gli anni di lavoro anche per chi ha una parte del montante calcolata con il retributivo, ma piuttosto collegare la
penalizzazione al numero di anni per i quali si percepisce l''assegno. A parità di montante - era stato spiegato - ogni anno di lavoro in meno deve comportare una riduzione dei pagamenti mensili «tenendo conto della demografia e dell'andamento dell'economia».
Dopo le dichiarazioni del premier Matteo Renzi sull'intenzione di individuare un meccanismo di flessibilità nelle pensioni che sia «a somma zero» per lo Stato, l'ex
ministro del Lavoro ed ex commissario dell'Inps, Tiziano Treu, è intervento sostenendo che «si possono fare interventi con costi minimi». E ha indicato alcune possibilità: l'estensione
dell'opzione donna, che però «sembra difficile» perchè implica una forte penalizzazione sull'assegno, il prestito pensionistico ed il part-time per i lavoratori anziani. In ogni caso,
«qualcosa bisogna fare», per introdurre una qualche forma di flessibilità e correggere l'eccessiva rigidità della legge Fornero, ha insistito Treu, ipotizzando che nelle intenzioni del
governo si possa partire «magari con un intervento iniziale modesto e poi, quando c'è un pò più di respiro, si fa un intervento più serio».

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