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Tagli ai guadagni dei manager: ecco a chi è stato ridotto lo stipendio

In tutto, stando al rapporto, sono risultate sei le società interessate su un totale di 20 soggetti coinvolti. Tra le prime ad allinearsi anche Anas, Invitalia e Coni.
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Pier Carlo Padoan

ROMA. Dopo le leggi sui tetti agli stipendi dei manager arriva anche il primo monitoraggio che misura gli effetti prodotti. Riguarda il 2013, quando è scattata la spending review targata Monti che imponeva come soglia massima la remunerazione del primo presidente della Corte di Cassazione, per un importo complessivo annuo di 311.658,53. Un limite subito operativo esclusivamente per le società controllate direttamente dal ministero dell'Economia, non quotate e senza bond in bilancio.

In tutto, stando al rapporto, sono risultate sei le società interessate su un totale di 20 soggetti coinvolti. Questo perchè il tetto entrava in vigore al primo rinnovo del Cda. Tra le prime ad allinearsi anche Anas, Invitalia e Coni. Nel dettaglio, Invitalia, l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, ha visto scendere la remunerazione deliberata per l'ad, Domenico Arcuri, a 300 mila euro annui lordi. Nel triennio precedente, 2010-2013, l'importo era di 750 mila euro annui, considerando la parte variabile. Lo stesso è accaduto per l'amministratore unico di Anas, Pietro Ciucci, passato a 301 mila euro da 750 (calcolando il valore massimo della parte variabile).

Hanno dovuto tagliare per stare nei ranghi anche Coni (a 240 mila da 320 mila euro) e Sogin (da 551 a 242 mila euro).

La vera sforbiciata si vedrà però solo con il 2014, quando è entrato in vigore il decreto che modula i tetti, individuando tre fasce, in base a indicatori dimensionali, per cui c'è chi si è visto abbassare anche di molto il limite massimo (per la terza fascia è dimezzato). E poi c'è stato il dl Irpef, varato sotto il governo Renzi. Il provvedimento ha imposto un nuovo tetto, valido a partire da maggio, pari a 240 mila euro, equivalente all'assegno del presidente della Repubblica.

A fare luce sui nuovi tagli sarà il prossimo rapporto, visto che ogni anno ne deve essere stilato uno. Il ministero dell'Economia deve infatti trasmettere alle Camere il rapporto sullo stato di attuazione delle misure di contenimento, in base alle relazioni con cui i consigli di amministrazione delle società interessate riferiscono all'assemblea.  Il rapporto chiarisce anche come all'inizio il tetto sia scattato solo per le società non quotate e per quelle che non emettono bond (non vi rientrano quindi Enel, Eni, Finmeccanica, Ferrovie dello Stato italiane, Poste italiane e Cassa depositi e prestiti).

Per ulteriori ragioni sono riamaste fuori anche altre società (come Expo 2015), con il range che si è ristretto quindi a venti: Anas, Rai, Invitalia, Coni Servizi, Consap, Consip, Enav, Eur, Gse, Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Sogei, Sogin, Arcus, Istituto Luce-Cinecittà, Italia Lavoro, Reta autostrade mediterranee, Mefop, Sogesid, Studiare Sviluppo, Invimit. Di queste sei hanno rinnovato nel 2013 i consigli di amministrazione con conseguente allineamento dello stipendio (Anas, Invitalia, Coni Servizi, Sogin, Mefop e Invimit).

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