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Wind cede le torri alla spagnola Abertis per 693 milioni

Nelle scorse settimane il gruppo Abertis ha trattato in esclusiva l'acquisto di circa 6.000 torri per le trasmissioni di telecomunicazioni battendo la concorrenza di American Tower

MILANO. Wind ha raggiunto l'accordo con la spagnola Abertis per la cessione del pacchetto delle sue torri. Il valore dell'operazione, secondo quanto si apprende, è di 693 milioni di euro.

Nelle scorse settimane il gruppo Abertis ha trattato in esclusiva l'acquisto di circa 6.000 torri per le trasmissioni di telecomunicazioni battendo la concorrenza di American Tower prima, del fondo F2i dopo e, per ultima, quella di Ei Towers. La controllata di Mediaset aveva ritenuto infatti il prezzo finale troppo elevato. Il pacchetto messo in vendita è circa la metà delle 13.000 torri che Wind attualmente possiede in Italia.

Sono 7.377 le torri in pancia a Galata, la controllata di Wind al centro dell'accordo con Abertis. Si è chiuso l'accordo, annuncia una nota, con cui Wind cede agli spagnoli il 90% di Galata per un corrispettivo in contanti pari a 693 milioni di euro. Alla chiusura dell'operazione, prevista entro il primo trimestre 2015 Wind manterrà una quota pari al 10%. Nell'ambito della medesima operazione Wind stipulerà un contratto di Towers Services Agreement con Galata con una durata iniziale di 15 anni per la fornitura di un'ampia serie di servizi in relazione ai siti contribuiti ed ai siti successivamente costruiti da Galata che ospitano apparati di Wind. Il ricavato dell'operazione, precisa la nota, sarà utilizzato da Wind per rimborsare parte del proprio debito. Abertis è stata assistita da Mediobanca.

L'Autorità per le comunicazioni nell'ultimo osservatorio trimestrale (terzo trimestre 2014) segnala una crescita di accessi a banda larga di 290 mila unità l'anno. Nelle connessioni Telecom risulta avere una quota di mercato del 48,7%, con Wind al 15,2%, Fastweb al 14,2%, Vodafone al 12,3% e Tiscali al 3,4%. Nel paese la copertura del servizio Adsl2+, l'internet super veloce con prestazioni nominali fino a 20 Mbps, è superiore all'80% (dati dell'Osservatorio Ultra Broadband). Anche con tali livelli, comunque, la domanda resta al 20% dell'offerta.

Il punto insomma sembra ancora l'assenza di domanda, più che di banda. Nel documento sulla Strategia italiana per la banda ultralarga della presidenza del consiglio viene fissato l'obiettivo di raggiungere entro il 2020 la copertura fino all'85% della popolazione con una connettività ad almeno 100 Mbps, che è l'unica a poter essere definita banda ultralarga (o ultrabroadband) nell'accezione dell'Agenda Digitale Europea. Per il restante 15% l'obiettivo è invece garantire una velocità di almeno 30 Mbps. Secondo i piani industriali degli operatori privati - segnala poi il documento - solo nel 2016 si arriverà al 60% della popolazione coperta dal servizio a 30 Mbps, senza impegni successivi.

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