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Birra, metà del prezzo se ne va in tasse

Dai primi dati dell'associazione verrebbe fuori che negli ultimi mesi dell'anno scorso è stato registrato un calo di vendite di circa il 5%

ROMA. "Con il nuovo aumento delle accise sulla birra scattato il primo gennaio scorso è successo quello che temevamo: circa 1 sorso su 2 della nostra birra la berrà il fisco".

Così Alberto Frausin, presidente AssoBirra, che aggiunge: "E pensare che se la pressione fiscale su questo prodotto fosse analoga a quella di Spagna o Germania, il settore potrebbe generare 7mila nuovi posti di lavoro in un anno. Parliamo di circa 20 posti di lavoro al giorno". "Adesso - prosegue Frausin - confidiamo nel fatto che il Governo Renzi possa intervenire il prima possibile per ridurre questa tassa ingiusta e iniqua decisa dal precedente Governo Letta".

Intanto i primi dati di AssoBirra mostrano, negli ultimi mesi dell'anno, un calo di vendite di circa il 5%. "In questi mesi - prosegue Frausin - abbiamo ricevuto il sostegno da tantissimi politici di ogni schieramento, che hanno compreso le ragioni della nostra protesta dovute ad un aumento delle accise del +30% in 15 mesi. Un aumento insostenibile per questo settore e per un prodotto che ancora oggi resta l'unica bevanda alcolica da pasto su cui gravano le accise.

Un grazie speciale va anche alle oltre 115mila persone che hanno sottoscritto la nostra petizione per dire no all'aumento di questa tassa e che hanno sostenuto la nostra campagna 'salva la tua birra' (www.salvalatuabirra.it ). A tutti loro mi sento di dire che il nostro impegno per fermare questo aumento continuerà anche nei prossimi mesi".

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