Venerdì, 06 Dicembre 2019
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REGIONE

Annullato il concorso ai Beni culturali: fine dei sogni per oltre 140mila

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Stop alla selezione per i 267 posti per operatore tecnico. Il bando era uscito nel 2000, nel 2005 una pioggia di 450 ricorsi. Bloccato dagli intoppi burocratici. Una delibera aveva reso invalutabili molte istanze. Nel frattempo, una legge aveva cancellato le figure previste dal bando

PALERMO. Era stato bandito ad aprile del 2000, le prime graduatorie erano arrivate solo a fine 2005 e ieri è stato revocato. Fine dei sogni per oltre 140 mila disoccupati che avevano presentato la domanda. Il maxi concorso ai Beni culturali, quello che doveva assegnare 267 posti di operatore tecnico, non arriverà mai al traguardo.
La storia di questa selezione è il simbolo della voglia di lavoro in una regione già a in crisi alla fine del secolo scorso e degli intoppi burocratici che hanno impedito di assegnare posti che all’epoca erano addirittura mille.

Il concorso per 267 operatori tecnico era in realtà il più importante di un maxi bando che prevedeva 19 selezioni ai Beni culturali: il totale dei posti da coprire era di poco meno di mille. Per la categoria degli operatori tecnici bastava avere la licenza media e qualche esperienza professionale nel settore del restauro, della fotografia e dell’informatica. Le graduatorie erano affidate agli uffici di Collocamento, che fino al 2005 non erano riusciti a districarsi fra le 140 mila domande. Poi, esattamente 5 anni dopo il bando, ecco i primi elenchi. E subito una pioggia di circa 450 ricorsi al Tar e molti altri (in via amministrativa) all’assessorato.

Di quelle graduatorie venne contestato tutto, compresa una delibera della giunta che con colpo di spugna aveva reso invalutabili circa 100 mila domande cancellando l’ammissibilità di alcuni requisiti.
E malgrado ciò si andò avanti, fino ad accorgersi che una legge del maggio 2000 (cioè un mese dopo il bando) aveva perfino cancellato le figure professionali per cui si stava svolgendo la selezione. E adesso, anche per questo motivo, l’assessorato regionale ai Beni culturali ha messo per iscritto che «non sussiste più l’interesse alla prosecuzione della selezioni».

Di più, la Regione teme perfino di riceverne un danno: «I contenziosi ancora in corso possono portare ad ulteriori condanne dell’amministrazione, visto che sono pervenute nomine di commissari ad acta per l’esecuzione dei giudicati e che sono verosimili anche richieste risarcitorie dei soggetti per i quali l’autorità giudiziaria ha disposto l’inserimento in graduatoria». Insomma, la Regione ha rischiato di essere condannata ad assumere o a pagare i danni per l’attesa resa vana. Quindi anche per «contenere la spesa pubblica» è stata decisa ieri la revoca del concorso in autotutela. Una decisione contro la quale si può fare ricorso entro 10 giorni direttamente all’assessorato.

Va detto che anche le altre 18 selezioni di quel maxi concorso non hanno avuto migliore fortuna. Appena qualcuna è arrivata al traguardo e tutte le altre, sommerse anch’esse da circa 375 mila domande, sono ferme alla graduatoria provvisoria o anche più indietro.

E non ebbe miglior sorte nemmeno un altro concorso bandito pochi mesi prima, alla fine del 1999, dall’allora assessorato all’Agricoltura: metteva in palio oltre 300 posti per guardia forestale e, malgrado circa 400 mila domande, non si arrivò mai neppure a una graduatoria provvisoria. Al punto che a fine 2006 il governo decise di ritirarlo.

Il sogno di entrare per concorso alla Regione si è infranto contro l’incapacità di gestire la mole di richieste (si era pensato anche a uffici speciali per stilare le graduatorie) mentre nel frattempo aumentavano i precari nell’orbita regionale, che di lì a qualche anno sarebbero stati stabilizzati.

 

 

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