Martedì, 24 Novembre 2020
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PARCO ARCHEOLOGICO

Valle dei templi, nuovo riconoscimento: ”Eccezionale valore universale" per l'Unesco

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Esistono luoghi nel mondo nei quali l' uomo è un intruso. Di più, è dannoso. Se avesse più buon senso e minor tracotanza, l' uomo, da quei luoghi dovrebbe tenersi a una distanza di sicurezza, dovrebbe essere presente il meno possibile.
La grande bellezza di Palmira, distrutta dal Califfato tra l'indifferenza occidentale, era uno di questi magici siti.
Un altro lo abbiamo vicino, in una Sicilia che fa di suoi beni culturali e paesaggistici qualcosa che sta a metà tra un incubo culturale e un'angoscia economica: è la Valle del Templi di Agrigento, soffocata da assurdità urbanistiche, deturpata da un'edilizia sconcia come è sconcio il malaffare che l' ha prodotta. I templi incorniciati dal mare o immersi nei mandorli in fiore, danno la misura del genio di chi li ha realizzati: sembrano venuti fuori dalla terra per un misterioso bradisismo o nati direttamente dal mare, come Venere. Tra ulivi, mandorli e profumo d'Attica. Gli abitanti di Agrigento hanno permesso lo scempio, non salvaguardando il lascito di bellezza che è arrivato fino a loro, fino a noi. Hanno concesso che ci si avvicinasse col cemento a quei giganti di pietra, senza comprendere che solo la natura, per bellezza e potenza, può gareggiare con loro. Non certo l'uomo. Vabbè, tiriamo un sospiro di sollievo, le ruspe sono entrate in azione. È il momento di fare il punto sullo stato dell'arte di un sito patrimonio dell'Umanità, e dei 1300 ettari di «Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi» di Agrigento, istituito nel 2000, con uno dei pochissimi interventi legislativi all' avanguardia della Regione siciliana.
Ieri l' ennesimo riconoscimento: «L' area archeologica è stata definita dall'Unesco "di eccezionale valore universale" - una onorificenza limitata a soli 18 siti in Italia - per la straordinaria architettura e la sua integrità e per il ruolo di Akragas nel Mediterraneo. Ma premia anche il presente, gli interventi e le attività degli ultimi anni», annuncia il direttore del Parco Giuseppe Parello.
Partiamo dai numeri: aumentano i visitatori del Parco, passando dai 576.175 del 2013 ai 619.127 dell' anno scorso, ultimi dati disponibili. In Sicilia fa meglio solo il Teatro antico di Taormina. Ma si potrebbe fare di più.
«Nel 2015 registriamo un ulteriore lieve aumento: si tratta di numeri comprensivi delle visite notturne che è possibile effettuare da metà luglio a metà settembre e che sono negli ultimi anni raddoppiate. Le visite guidate, invece, sono affidate aun servizio esterno di guide autorizzate da prenotare online. I nostri visitatori arrivano da tutto il mondo: sono al 50% italiani, seguono i francesi e gli spagnoli».

Una legge regionale del 2000 ha regalato alla Valle autonomia di gestione: cosa significa e cosa comporta? Dove finiscono i 4 milioni annui di incassi?
«Un modello di autonomia che applichiamo al meglio. Adesso attendiamo la nomina del presidente del Consiglio del Parco, la cui composizione è stata ridotta, nell' ultima finanziaria, da 12 a 5 elementi. Noi reinvestiamo gli introiti nel Parco ma la nuova Finanziaria ha stabilito che dobbiamo contribuire al bilancio regionale, versando il 10% degli incassi, a parziale sostegno dell' Amministrazione che si fa carico degli stipendi del nostro personale, circa 100 persone».
Sembra un' oasi nel caos museale siciliano fatto di musei chiusi, musei inutili, musei con più custodi che visitatori... Da voi nessun problema di personale, se riuscite a garantire l' apertura 7 giorni su 7 e anche quella serale estiva.
«Fortunatamente non abbiamo grosse difficoltà di personale e il bilancio ci consente di fare dei progetti obiettivo per sostenere l' apertura serale e anche le visite esclusive, cioè quelle di gruppi che vogliono visitare la Valle al di fuori del normale orario, dietro pagamento».

Chi sono questi facoltosi visitatori?
«L' ultimo è stato un gruppo aziendale».

Come è andata con la visita munifica di Google?
«Ne abbiamo ricavato una promozione mondiale per risonanza mediatica, abbiamo avuto riscontri perfino su siti cinesi. La bellezza del Parco è circolata ovunque nel mondo, ma quell' evento è servito anche economicamente, perché 100 mila euro sono entrati nelle nostre casse. Noi ci siamo dotati di un regolamento, e già ci sono pervenute delle richieste di "affitto": una in particolare la stiamo portando avanti anche se è ancora in fase embrionale. Troppo presto per fare il nome. Queste entrate extra non vengono destinate a qualcosa in particolare ma confluiscono nel bilancio. Abbiamo realizzato percorsi per non vedenti e non udenti, migliorato gli accessi per venire incontro a chi ha difficoltà motorie, e avviato un progetto di manutenzione programmata del patrimonio monumentale per evitare che si arrivi a una fase inoltrata di degrado che richiederebbe un intervento di restauro vero e proprio dai costi esorbitanti. Abbiamo realizzato la passerella tra il Tempio di Zeus e quello di Eracle, un modo per congiungere le due parti del Parco separate dalla strada senza attraversarla. Significa maggiore sicurezza e una più evidente percezione di unità del Parco. Lo scorso marzo abbiamo inaugurato le nuove biglietterie a Porta Ve su altre interverremo attraverso un bando internazionale».

A proposito, qual è lo stato di salute dei templi? Acciacchi?
«Stanno bene. È in corso un intervento manutentivo al Tempio della Concordia, poi toccherà a quello di Giunone. Sono operazioni di pulizia accurata, piccole azioni sulle malte».
La ricerca è fondamentale. Lo scavo davanti al tempio della Concordia ha appena restituito scheletri e sepolture multiple...
«Quello che era il centro della vita urbana è divenuto, in era cristiana, il fulcro della vita religiosa in cui, tra le altre cose, venivano seppelliti i morti. Sono incorso, infatti, indagini sulla necropoli paleocristiana a est del Tempio, in collaborazione con l' Università di Palermo. E un altro scavo stiamo avviando nei pressi del Tempio di Zeus, oltre alla manutenzione, mentre gli interventi sull' abitato ellenistico -romano, realizzati con fondi europei, hanno rilevato situazioni interessanti che ci spingono a proseguire. E senza chiudere l' area ma dando la possibilità, prenotando, di visite guidate dagli archeologi sui lavori in corso».
Nei musei siciliani è minima l' attenzione nei confronti dei bambini.
«Le attività didattiche destinate alle famiglie e ai bambi ni le concentriamo la prima domenica di ogni mese, con ingresso gratuito ai nostri laboratori- l' ultimo ha riguardato la lavorazione del pane in epoca classica- e alle attività archeologiche che comprendono anche uno scavo simulato, i processi di restauro».
In Sicilia bookshop è quasi una parolaccia, c' è una legge Ronchey sui servizi aggiuntivi mai del tutto recepita.
«È stata realizzata una collana bilingue sui tesori d' Italia dell' Unesco, oltre a una pubblicazione, edita da Giunti, Agrigento dai greci ai romani che vendiamo nel nostro bookshop. Nell' attesa della definizione dei servizi aggiuntivi a livello regionale abbiamo, in virtù della nostra autonomia, chiesto e ottenuto un bando pubblico per i servizi di caffetteria e bookshop, situati a Casa Valenti. Abbiamo realizzato un cartone animato sul tempio dei Giganti, per famiglie e bambini. Ospitiamo mostre tem poranee, all' ex Scuola rurale, come quella di vasi attici che si trovavano al Museo Salinas di Palermo ma provenienti dagli scavi nel quartiere ellenistico -romano e al Tempio romano. Quella romana è una fase importante ma meno nota che ci preme valorizzare: per questa ragione abbiamo realizzato, con la Iulm di Milano, un documentario sull' agricoltura romana, presentato al Festival del Cinema archeologico di Rovereto».
Del Parco fa parte il giardino della Kolymbetra.
«Rientra nel Parco ma a gestirlo è il Fai. Qui è stato creato un museo vivente del mandorlo, impiantando 600 alberi di 300 specie differenti di mandorlo siciliano; a questo si aggiungerà un laboratorio di germoplasma, in collaborazione con la facoltà di Agraria dell' Università di Palermo. Abbiamo lanciato un progetto di valorizzazione dei prodotti della Valle, e non solo: si chiama "Agrigentium" e prevede l' affidamento di terre a privati. Il nostro marchio Diodoros lo concediamo a chi rispetta i protocolli, e ai nostri concessionari che, all' interno della Valle, producono olio e vino Diodoros. Altri hanno avviato la produzione delle mandorle, lavoriamo perché si possano lanciare al più presto le granite al gusto di ficodindia. Da queste attività noi ricaviamo una royalty sull' utile e una percentuale sulla vendita, che avviene nel punto vendita all' interno del Parco».
In questi giorni- e con decenni di imperdonabile ritardo - le ruspe hanno iniziato a ripulire la Valle dagli obbrobri. Pur con qualche rallentamento...
«Si ripristina la legalità in un luogo dove Giovanni Paolo II lanciò il suo anatema contro i mafiosi. Il tema della legalità e dei grandi valori lo sentiamo molto».

Conta di più la tutela, la valorizzazione ola fruizione?
«Sono azioni concatenate ma dipende anche dai siti. Qui prevalgono la valorizzazione e la fruizione, ritengo indispensabile la dimensione didattica dei beni che spesso viene trascurata. Forse la dizione "beni culturali" è fuorviante, fa pensare innanzitutto alla produzione di un reddito. Per noi è fondamentale diffondere cultura e conoscenza».

Il Parco ha, secondo lei, delle potenzialità inespresse?
«Le iniziative ci sono, vanno messe a regime, per produrre numeri sempre più alti».

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