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Saviano ospite fisso ad "Amici": sono qui per parlare ai ragazzi

ROMA. "Non canto non ballo, io vengo da un altro percorso. Eppure in realtà sono convito che questo è il posto giusto. Cerco sempre di parlare a ragazzi, mi nutro dell'incontro con loro, vado nelle scuole, nelle università e questa in qualche modo è una scuola particolare e quindi sono contento e lo ritengo un privilegio potervi parlare". Sono le prime parole che Roberto Saviano, ospite fisso nel serale di Amici su Canale 5 da domani, ha rivolto ai ragazzi della scuola più famosa della tv e al pubblico. "Siete in un momento cruciale e la mia generazione come anche la vostra spesso si trova di fronte la possibilità unica di realizzarsi andando via - ha detto lo scrittore di Gomorra -. La maggior parte dei miei amici sono andati via, io sono nato a Napoli e sono andato via. Mi torna alla mente un racconto dello scrittore marocchino Thar Ben Jelloun dove c'è un dialogo tra una ragazzina di 14 anni che alla domanda 'cosa vuoi fare da grande?' risponde: partire. Ma partire non è un mestiere! E' una risposta a qualcosa che non funziona".

Il viaggio verso un futuro migliore viene visto "ormai con una certa indifferenza. Coloro che partono dalla loro terra, i barconi, Lampedusa, il numero dei morti spesso elevatissimo: tutto passa così, come un elemento ordinario". L'obiettivo di Saviano è far riflettere i ragazzi, farli soffermare sulle cose, andare oltre Facebook e i tg.

"L'informazione è come un lago ghiacciato, ci puoi pattinare sopra, scivolandoci, stando in piedi, puoi appagarti di un titolo, puoi appagarti di un'opinione oppure puoi rompere quel ghiaccio tuffarti andare in fondo e farti un'opinione tua, prendere diverse fonti, avere un'idea, cambiarla". Per farlo ha mostrato delle foto. Prima tra tutte quello della bambina del campo profughi siriano, davanti alla macchina fotografica alza le mani in segno di difesa, pensando si tratti di un fucile.

"Viene da una famiglia che scappa, arriva su quei barconi per quelle strade, quelle storie che ascoltiamo senza alcuna empatia spesso, se non raramente". "Chiudo con un pensiero che mi torna spesso alla mente e riguarda il resistere, io sono convinto che partire vuol dire spesso resistere, difendere la propria dignità, avere fede in una possibilità di migliorare la propria vita. Mi è venuto in mente Piero Calamandrei padre dell costituzione italiana che ha scritto delle righe su altri resistenti, partigiani indicando come noi di fronte a tragedie così gravi di fronti a morti potevamo rispondere.

Scrive: "Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere. Si sono riservati la parte più dura e più difficile, quella di morire di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito 100 volte più agevole quello di tradurre in leggi chiari, stabili e oneste il loro sogno, di una società più giusta e più umana di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore, non dobbiamo tradirli".

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