Sabato, 26 Novembre 2022
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GUARDIA DI FINANZA

Truffa sui carburanti tra Palermo, Enna e Catania: 13 indagati e sequestri per 25 milioni

Militari della Guardia di finanza di Catania e funzionari dell’Agenzia di accise, dogane e monopoli (Adm) della Sicilia hanno sequestrato beni per 25 milioni di euro nei confronti di otto società, due ditte individuali e tredici indagati nell’ambito di un’inchiesta per una presunta truffa su carburanti. Il provvedimento del Gip etneo, emesso su richiesta della Procura Europea di Palermo, ipotizza, a vario titolo, i reati di sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa su prodotti energetici, infedele e omessa dichiarazione dei redditi, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

I sequestri sono stati eseguiti nelle province di Catania, Palermo, Enna, Catanzaro e Reggio Calabria. L’indagine, condotta dalle unità dei gruppi Tutela finanza pubblica del nucleo Pef della Guardia di finanza di Catania e Operativo regionale antifrode dell’Adm ha riguardato due distinti gruppi. Secondo l’accusa avrebbero commercializzato prodotti petroliferi illecitamente introdotti nel territorio nazionale per la successiva rivendita a basso costo, evadendo l’Iva e accise, e venduto gasolio uso agricolo e miscele non autorizzate fraudolentemente destinati all’uso autotrazione.
Un primo gruppo avrebbe introdotto illecitamente in Italia ingenti quantitativi di prodotti energetici da Austria, Germania, Repubblica Ceca, Romania e Slovenia formalmente indirizzati a due depositi in provincia di Verona e Catania, ma di fatto destinati ad altri siti etnei di stoccaggio gestiti dagli indagati e avrebbe poi ceduto a basso costo i carburanti a imprese di autotrasporto e distributori stradali in Sicilia. La competitività dei prezzi praticati sarebbe stata assicurata dall’evasione delle imposte con fatture per operazioni inesistenti.
Il secondo gruppo, con base nel Catanese, avrebbe effettuato cospicui acquisti di gasolio per uso agricolo e prodotti energetici «allungati» con oli esausti di scarsa qualità in tre depositi di Reggio Calabria, Gioia Tauro e Palermo per poi commercializzarli in Sicilia senza versare le imposte. Durante le indagini sono stati sequestrati oltre 125.000 litri di carburanti di illecita provenienza, oltre ai mezzi e alle attrezzature utilizzate per trasporto e stoccaggio.

Gli indagati

Nell’inchiesta coordinata dai procuratori europei della sede di Palermo, Calogero Ferrara e Amelia Luise, sono coinvolti a vario titolo Antonio Siverino, Francesco Siverino, Alfredo Liotta, Christopher Cardillo, Debora Sangrigoli, Pietro Bonanno, Nicola Amato, Alessandro Primo Tirendi, Roberto Domenico Tirendi, Gianni Luca Zizzo, Salvatore Giuffrida, Alessandro Spampinato, Valentina Aveni, Salvatore Gresta, Rosario Cristian Santoro, Vincenzo Zera Falduto, Dino Di Lorenzo, Daniel Francesco Salute, Emilio Romeo Liotta Guarnieri.
Le indagini ruotano attorno a due gruppi, Siverino di Adrano e Tirendi di San Giovanni La Punta.
Le imprese colpite dal sequestro: 11 milioni “Sl Group” (che fa capo ai Cardillo e ai Siverino), 3 milioni “Sive Group” (Liotta e Siverino), 3,8 milioni “Gold Groups” (Sangrigoli e Sverino), 1,8 milioni “Buy ans Sell Group” (Bonanno e Siverino), 750 mila euro “Di di Amato Nicola” (Amato e Siverino), 150 mila euro “Di di Tirendi Roberto Domenico”, 106 mila Sicilfuel (che fa capo a Roberto Domenico Tirendi), 1, 1 milioni di euro “G&G” (Gresta e Santoro), 650 mila euro “Petrol car (Di Lorenzo)”, 120 mila “Gas Fuel (Aveni), 2, 2 milioni “Astra petroli” (Falduto).

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