Sabato, 22 Gennaio 2022
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Torino, Fatima è morta a 3 anni per un tragico gioco. Il patrigno: «La lanciavo in aria e la riprendevo»

«Giocavo con Fatima sul balcone. La lanciavo in aria e la riprendevo, con la mamma che ci guardava da sotto. Non so come sia potuto accadere...». Lo ha detto al gip Agostino Pasquariello, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Mohssine Azhar, il patrigno 32enne fermato per la morte della bambina di tre anni precipitata da un palazzo del centro di Torino.

Aveva bevuto e fumato hashish

L’uomo, assistito dall’avvocato Alessandro Sena, ha ammesso di avere bevuto qualche bicchiere e di aver assunto hashish, ma ha ribadito di «non avere perso lucidità», se non quando si è reso conto che la bimba era caduta.

«Per me quella bambina era come una figlia»

«Per me quella bambina era come una figlia. Mi sento in colpa, non sono stato attento». Azhar  piange e si dispera davanti agli inquirenti che lo accusano della morte della piccola Fatima, la figlia di tre anni della compagna, precipitata ieri sera dal balcone al quarto piano di un palazzo del centro di Torino, a pochi passi dal mercato di Porta Palazzo e del Municipio. Omicidio volontario con dolo eventuale il reato ipotizzato nei suoi confronti, ma la procura non ha ancora formulato l’imputazione per l’udienza di convalida. «Ciao piccola, ora gioca felice con gli altri angeli. Rimarrai sempre nei nostri cuori», recita il biglietto attaccato al mazzo di fiori che i vicini di casa hanno depositato sul luogo della tragedia.

Il racconto di quel tragico tonfo

Per gli investigatori della Squadra Mobile, guidata da Luigi Mitola e coordinati dalla pm Valentina Sellaroli, gli elementi e le testimonianze raccolte nelle prime fasi investigative hanno consentito una prima ricostruzione di quanto accaduto giovedì sera poco prima delle 22. «Avevo appena finito il mio turno, stavo svuotando il secchio d’acqua per le pulizie fuori, come faccio ogni sera - racconta Stefania, una dipendente della panetteria che condivide il cortile con lo stabile di via Milano, una casa di ringhiera accanto alla Basilica Mauriziana -. Ho sentito un uomo parlare una lingua straniera e una donna che gli rispondeva in italiano; sembrava una discussione, non un litigio. Poi sono rientrata e ho sentito come un boato, come il tonfo di una cassa d’acqua che cade dall’alto. Sono uscita per dire loro di abbassare la voce e quando ho aperto la porta ho visto la bambina a terra, che respirava a fatica e ho subito chiamato i soccorsi». Trasportata al Regina Margherita, Fatima ha riportato lesioni multiple al torace e al cranico. Nella notte i sanitari dell’ospedale Infantile la sottopongono a un delicato intervento neurologico ma, nonostante i loro sforzi, la bambina muore.

Mazzi di fiori davanti al palazzo di via Milano

Mazzi di fiori anche questa mattina all’ingresso del palazzo di via Milano in cui è morta Fatima, la bimba di tre anni morta dopo essere caduta dal balcone. «Abbiamo sentito e letto quanto accaduto e siamo rimasti molto colpiti», dice una coppia di ambulanti arrivati dal vicino mercato di Porta Palazzo per portare l’omaggio floreale. La mamma di Fatima, Lucia, non risponde al citofono. «Non c’è, non è in casa, da quella maledetta sera non l’abbiamo più vista. Deve essere andata da qualche parente, o forse da amici», dice frettolosamente un vicino della donna, che ha un altro figlio più grande. I condomini chiedono «di essere lasciati in pace». «E’ una brutta storia, ma noi non sappiamo nulla e non c’entriamo nulla». Le persone in fila all’ingresso della vicina panetteria non possono fare a meno di rivolgere un pensiero alla bambina, guardando i fiori bianchi che si accumulano davanti al portone. “Povera piccola, povero angioletto», sussurra una donna asciugandosi le lacrime sotto la mascherina.

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