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Medici e infermieri non vaccinati, ecco perché alcuni sono ancora in corsia

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Sanitari non vaccinati, perchè alcuni sono ancora in corsia? Dati e cosa accade in Italia

Lotta ai no vax in corsia: per centinaia di sanitari al lavoro negli ospedali e nelle cliniche che hanno continuato a ignorare l’obbligo di vaccino arrivano le prime pesanti sanzioni, ma non per tutti. C'è anche chi, medico, infermiere o assistente socio-sanitario continua a lavorare nonostante non sia vaccinato.

Uno dei casi emersi è quello dell'infermiere non vaccinato, segretario regionale e nazionale della Laisa, Enzo Palladino intervistato ieri da Morning News, programma su Mediaset condotto da Simona Branchetti. L'uomo, dopo aver detto ribadito per l'ennesima volta pubblicamente di essere un no vax, è andato regolarmente a lavorare presso il reparto di endoscopia digestiva ospedale di Torrette e oggi il sanitario è tornato in tv, dichiarando che nessuno, dopo le sue ultime dichiarazioni, ha detto nulla e ha continuato a svolgere la propria attività. Nei mesi scorsi aveva anche scritto una lettera al presidente della Repubblica e al ministro della Salute spiegando perché non vuole fare il vaccino.

Cosa succede dunque? Perché i sanitari non vaccinati sono ancora in corsia? Per legge è prevista la sospensione dal lavoro ma in realtà in tutta Italia per problemi burocratici e c'è chi ipotizza anche di carenza d'organico, molti medici e infermieri no vax rimangono in corsia. E così se adesso ci sono sanitari che decidono di farsi somministrare la dose per evitare di perdere il posto di lavoro, c'è anche chi continua a non vaccinarsi e a rimanere in ospedale.

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri nelle ultime ore ha reso noto che attualmente sono 644 i medici attualmente sospesi dagli albi degli ordini italiani. Le sospensioni sono state in tutto 820, di cui 176 revocate dopo che i medici di sono vaccinati. La Fnomceo via via riceve dagli ordini provinciali (sinora sono stati soltanto 44 su 106) la comunicazione delle sospensioni. Sono le Asl ad avere il compito di incrociare l'anagrafe dei medici con l’anagrafe vaccinale, a chiedere ai medici le motivazioni della mancata vaccinazione, e, ove carenti, a sospenderli dall’attività, comunicando contestualmente la decisione agli Ordini. Gli Ordini sospendono quindi i medici dall’albo, sino ad avvenuta vaccinazione e comunque sino al 31 dicembre. Sono 460mila i medici italiani.

La Fnomceo stima che i non ancora vaccinati siano 1500: una percentuale dello 0,3%. «Si tratta di una minima parte dei colleghi, ma anche questi piccoli numeri costituiscono una sconfitta per la professione - afferma il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Non è concepibile, infatti, che un medico non abbia fiducia nei vaccini».

Oltre ai medici, però, ci sono anche infermieri e personale socio sanitario che non risulta vaccinato e che ancora rimane a lavoro. Anelli lamenta il fatto che, ad oggi, «non ci sono controlli per l'applicazione della legge. Ci sono aziende sanitarie che consentono ai medici di fare i medici, nonostante ci sia l'esplicito divieto. Questo è incredibile. In questo contesto il mio appello è: 'Se non si riesce a far rispettare questa norma la si elimini'. Ci sono Asl che chiudono gli occhi», denuncia.

«E non solo per i medici, sono tante le categorie coinvolte: infermieri, psicologi, terapisti, tecnici di laboratorio...tutti - afferma - devono essere vaccinati per poter lavorare. Posso capire che il sistema può andare in crisi vista la scarsità di personale e ci possono essere problemi. Ma la legge è questa, va rispettata».

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