Giovedì, 06 Maggio 2021
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LA CAMPAGNA

Si prepara la fase due, entro l'autunno vaccini per l'80% degli italiani

Con le prime riaperture in vista la campagna vaccinale in Italia entra in una fase cruciale e delicata. "Sta andando bene - dice Mario Draghi -, con tante sorprese positive e qualcuna negativa, e questo è stato fondamentale per prendere le decisioni".

Il premier sa di assumere un "rischio ragionato" riaprendo, ma "se i comportamenti sono osservati la possibilità che si torni indietro è molto bassa e in autunno la vaccinazione sarà molto diffusa". L'80% della popolazione, per la precisione, è l'obiettivo del governo.

Con i contagi ancora alti e gli ospedali abbastanza pieni, non il quadro ideale per le somministrazioni di massa, lo sforzo inizia a dare i suoi frutti e ieri due soglie psicologiche sono state raggiunte: 10 milioni di italiani hanno ricevuto almeno una dose - un sesto del totale -, 4,2 milioni di loro anche il richiamo. Tra gli over 70 (over 80 compresi) la percentuale che ha avuto almeno la prima iniezione ha raggiunto il 50%.

Insomma i più fragili e colpiti dal Covid iniziano ad avere una qualche copertura e il calo dei casi tra gli ultraottantenni lo dimostra. Una volta coperti anche gli over 60, la seconda fase per i più giovani si prospetta flessibile, con le Regioni che potranno decidere a chi dare la priorità, a meno che il governo non imponga il criterio delle fasce d'età.

Nel Lazio, tra le più virtuose nell'immunizzazione, si aprirà AstraZeneca agli under 60 che lo vorranno, su base volontaria, pur essendo sconsigliato per loro. Ciò per non sprecare le dosi del vaccino più controverso. "Io il crollo di fiducia in Astrazeneca non lo vedo nei dati", dice Draghi, che con la moglie ha ricevuto la prima dose del preparato anglo-svedese. Per il ministro della Salute Roberto Speranza non c'è un crollo nei dati delle vaccinazioni con AstraZeneca, piuttosto una grande "richiesta di informazioni".

Nei frigoriferi ci sono però 1,25 milioni di dosi, un milione delle quali di AstraZeneca, in gran parte per i richiami, ma anche per un certo tasso di rifiuti. Di Pfizer al momento non c'è alcuna dose residua. Così si cerca in vari modi di smaltire le scorte e di incentivare l'uso del 'vaccino di Oxford'.

In Sicilia ieri Open Day AstraZeneca con una folla dai 60 ai 79 anni a vaccinarsi senza prenotazione. L'iniziativa andrà avanti fino a domani.

Resta la questione di Johnson&Johnson, il vaccino monodose fermo ai box in attesa che si pronuncino le autorità sanitarie statunitensi, che per prime lo hanno sospeso dopo alcuni casi di trombosi, e quelle Ue. L'Agenzia europea del farmaco (Ema) deciderà martedì prossimo, il 20 aprile.

Nell'ultima settimana la media giornaliera di vaccinati in Italia è stata di circa 290 mila, ancora lontana dai 500 mila promessi, ma comunque sufficiente - con le dosi al momento disponibili e previste - a completare gli over 80 il 6 maggio e i settantenni (70-79 anni) il 28 maggio, secondo proiezioni di Sky Tg24 su dati del governo. L'obiettivo espresso da Speranza è di vaccinare con almeno una dose tutti gli over 60 entro fine giugno e poi 80% entro l'autunno, l'immunità di gregge. E si guarda già oltre.

"Nel 2022 una delle possibilità è di avere una terza dose contro le varianti per i vaccini attualmente a due dosi", cioè tutti quelli finora approvati tranne Johnson&Johnson, afferma il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Nel frattempo la sfida sarà di riaprire, tenere sotto controllo i contagi e continuare a vaccinare su questi ritmi.

Lo scenario migliore è quello britannico, con oltre 40 milioni di cittadini su 66 vaccinati con almeno una dose e casi e vittime ridotti al minimo. Le riaperture sono arrivate però dopo tre mesi di lockdown duro - in Italia non si fa da un anno -, come ha sottolineato il premier Boris Johnson. E il tracciamento continua massiccio con oltre un milione di tamponi al giorno, mentre in Italia non si riesce ad andare oltre i 350 mila. Il rischio è che, con mezzo milione di infetti, riaprendo l'epidemia si impenni. Lo scenario peggiore è quello dell'Ungheria, che ha usato ben 8 vaccini, anche quelli cinese e indiano, dando almeno una dose a oltre il 30% della popolazione, ma ha riaperto senza precauzioni e ora ha il tasso di mortalità più alto del mondo.

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