Domenica, 09 Maggio 2021
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Home Cronaca Mafia: beni confiscati a un imprenditore di Gangi, era l'"interlocutore" privilegiato dei boss
12 MILIONI DI EURO

Mafia: beni confiscati a un imprenditore di Gangi, era l'"interlocutore" privilegiato dei boss

Beni per un valore complessivo di circa 12 milioni di euro sono stati confiscati in via definitiva dalla Direzione investigativa Antimafia nei confronti di Paolo Farinella, imprenditore edile di 76 anni, nato a Gangi (provincia di Palermo) e residente a Caltanissetta. L’uomo è ritenuto interlocutore privilegiato di personaggi di spicco di Cosa nostra nei territori di Caltanissetta, Palermo e Trapani.

Il decreto di confisca definitiva, emesso dalla Corte d’Appello di Caltanissetta-Seconda Sezione Penale, ha colpito un patrimonio che conta 169 beni immobili a Caltanissetta e 18 a Gangi, per un valore complessivo pari a circa 12 milioni di euro.

Il provvedimento eseguito, spiega un comunicato, trae origine da complesse attività d’indagine condotte nell’ambito della cosiddetta 'operazione Flour' del 2009, i cui risultati investigativi, insieme all’approfondimento di alcune segnalazioni di operazioni bancarie sospette, avevano consentivano di quantificare i flussi finanziari evidenziando la sproporzione tra i beni a lui riconducibili e i redditi dichiarati, nonchè a inquadrare la «caratura criminale» del soggetto.

In particolare, prosegue la nota, dopo la morte del cugino Cataldo Farinella, costruttore "pienamente inserito in Cosa nostra ed implicato con il noto Angelo Siino nella cosiddetta mafia degli appalti, Paolo gli subentrava, di fatto, nella gestione delle imprese mantenendo sostanzialmente rapporti con esponenti di rilievo della organizzazione mafiosa nissena, palermitana e del trapanese".

Tra gli innumerevoli beni confiscati ed acquisiti definitivamente al patrimonio dello Stato, conclude il comunicato, vi è anche un terreno, nella contrada Mimiani di Caltanissetta, di circa 300 ettari, con annessa azienda agraria, in passato utilizzato quale riserva di caccia dai più noti esponenti di Cosa nostra siciliana tra i quali Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca durante la loro latitanza. AGI

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