Domenica, 15 Dicembre 2019
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GIUSTIZIA

Ergastolo ostativo, ecco i mafiosi che potrebbero chiedere i permessi premio

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Il boss e stragista di cosa nostra Giuseppe Graviano

Sono 1106 gli ergastolani che, dopo la sentenza della Corte costituzionale sull'ergastolo ostativo, potranno fare richiesta di permessi premio anche in assenza di collaborazione con i magistrati. Come riporta il Corriere della sera, tra questi ci sono anche boss mafiosi siciliani del calibro di Leoluca Bagarella, Giovanni Riina, figlio di del "Capo dei capi" Totò Rinna, gli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano; il boss catanese Salvatore Cannizzaro. Ma anche camorristi, come i casalesi Francesco «Sandokan» Schiavone e Michele Zagaria, l’ex «re» di Ottaviano Raffele Cutolo; i i capi delle ’ndrine di Gioia Tauro Domenico e Girolamo Molè.

Oltre ai mafiosi, anche terroristi, trafficanti di droga, contrabbandieri e responsabili di reati gravi, come la pedopornografia.

La sentenza della Corte costituzionale segue la pronuncia della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e modifica la norma sul cosiddetto «ergastolo ostativo», o carcere duro. La Consulta sentenzia che anche i mafiosi all’ergastolo potranno accedere ai permessi premio, pure se non collaborano con la giustizia, ma a condizione che sia provato che abbiano reciso i loro legami con la criminalità organizzata, l'assenza di pericolo del ripristino di quei collegamenti e purché sia dimostrata la loro partecipazione al percorso rieducativo. 

La loro pericolosità non sarà più presunta dalla legge, ma andrà verificata, caso per caso, dai magistrati di sorveglianza, come avviene per tutti gli altri detenuti.

Una pronuncia di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all’ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Tutti reati che sino ad oggi impedivano la concessione di qualunque beneficio penitenziario nel presupposto della pericolosità sociale del condannato.

La sentenza si è limitata ai permessi premio e non agli altri benefici penitenziari. Ma potrebbe fare «scuola» per la concessione di altri benefici penitenziari.

La sentenza della Consulta ha comunque scatenato in queste ore non poche polemiche. «Si tratta di una mazzata. In alcune parti è stato considerato costituzionalmente illegittimo il 416bis, fortemente voluto da Falcone, che ha permesso di approcciare le realtà mafiose inducendo tanti a collaborare. Adesso in presenza di questa designazione che dovremmo rispettare molti potrebbero essere indotti a non collaborare, a manifestare durante la pena un atteggiamento corretto delle regole imposte dalle nostre carceri e poi uscire fuori dopo 24 anni», commenta il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra.

«Qualcuno sostiene che con il carcere duro si ledono diritti umani, ma noi non siamo d’accordo. Se abbiamo leggi dure contro la mafia è perchè siamo in guerra. Rispettiamo la sentenza della Corte ma come Movimento Cinque Stelle faremo una battaglia perchè chi è in galera con il carcere duro ci rimanga», ha dichiarato il ministro degli Esteri e capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, in una iniziativa elettorale.

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