Giovedì, 23 Gennaio 2020
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Eutanasia, il Papa: "Non è libertà di scelta"

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Papa Francesco

La pratica dell’eutanasia non è una scelta di «libertà personale», bensì discende da «una visione utilitaristica della persona», che «può essere equiparata a un costo», e diventare così «uno scarto». Sono parole ben chiare quelle con cui papa Francesco assesta un duro colpo all’idea della «buona morte», che come sottolinea lui stesso è «divenuta legale già in diversi Stati».

E in vista di eventuali, prossimi dibattiti sul «fine vita» - prima o poi in Italia si dovrà rispondere alla richiesta della Consulta di legiferare sul tema - il Pontefice sbarra le porte a qualsiasi spiraglio sull'argomento, che non sia quello in favore delle "cure palliative».

«La pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale - dice il Papa nell’udienza all’Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica -; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore». Secondo Francesco, «la tecnologia non è a servizio dell’uomo quando lo riduce a una cosa, quando distingue tra chi merita ancora di essere curato e chi invece no, perché è considerato solo un peso, e a volte - anzi - uno scarto».

Al contrario dell’eutanasia, spiega, «l'impegno nell’accompagnare il malato e i suoi cari in tutte le fasi del decorso, tentando di alleviarne le sofferenze mediante la palliazione, oppure offrendo un ambiente familiare negli hospice, sempre più numerosi, contribuisce a creare una cultura e delle prassi più attente al valore di ogni persona». «Non perdetevi mai d’animo», incoraggia il Papa, «per l'incomprensione che potreste incontrare, o davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative.

Se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame!». «A volte - aggiunge 'a braccio -, noi siamo in una sorta di vaso di Pandora: tutte le cose si sanno, tutto si spiega, tutto si risolve ma ne è rimasta nascosta una sola: la speranza. E dobbiamo andare a cercare questa. Come tradurre la speranza, anzi, come darla nei casi più limite». Introducendo, poi, il discorso della prevenzione, Francesco tocca uno dei temi a lui più cari, quello della cura del Creato, su cui in questo mese la Chiesa celebra il periodo di preghiera.

«La migliore e più vera prevenzione», avverte, «è quella di un ambiente sano e di uno stile di vita rispettoso del corpo umano e delle sue leggi». E ciò «dipende non solo dalle scelte individuali, ma anche dai luoghi in cui si vive che, soprattutto nei grandi centri, sottopongono il fisico a uno stress continuo per i ritmi di vita e l’esposizione ad agenti inquinanti». Questo, aggiunge il Pontefice, riporta la nostra attenzione alla cura dell’ambiente naturale, la nostra casa comune a cui dobbiamo rispetto, perché rispetti a sua volta noi».

«La tutela dell’ambiente e la lotta contro i tumori diventano, allora, due facce di uno stesso problema, due aspetti complementari di una medesima battaglia di civiltà e di umanità», conclude.

(ANSA)

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