Venerdì, 24 Maggio 2019
L'INCHIESTA

Eolico e tangenti, Vito Nicastri gestiva gli affari dal balcone quando era ai domiciliari: le carte nel paniere

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Vito Nicastri

Gli affari gestiti da casa. O meglio dal balcone. Da lì, Vito Nicastri, il re dell'eolico, passava le carte dei progetti che gli interessavano. Le infilava in un paniere, uno di quei contenitori con cui si passa la spesa, e li calava dal balcone.

Così e dando disposizioni dalla finestra o attraverso il figlio, continuava a controllare la gestione degli affari, nonostante gli arresti domiciliari. L'imprenditore alcamese accusato di avere pagato la latitanza del boss Messina Denaro, è tornato in cella ieri nell'ambito di una nuova indagine che lo vede indagato per corruzione.

Quelle carte poi, secondo i pm, finivano a Paolo Arata, socio occulto di Nicastri, o a suo figlio: entrambi sono indagati per corruzione e intestazione fittizia aggravata dall'avere agevolato la mafia.

I pm di Palermo che coordinano l'inchiesta sono risaliti a tutte la partecipazione societarie di Arata nel business dell'imprenditore in odore di mafia. Contemporaneamente, intercettando il faccendiere, hanno scoperto che questi avrebbe consegnato una tangente di 30mila euro al sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri per caldeggiare un emendamento al Def che avrebbe favorito Nicastri. Emendamento poi non ammesso. C'è una intercettazione in cui Arata ne parla col figlio ed è quella su cui i pm hanno concentrato la loro attenzione.

Nel troncone siciliano dell'inchiesta sono coinvolti anche due dirigenti regionali e uno comunale che sarebbero stati corrotti per agevolare le autorizzazioni al duo Nicastri-Arata per i progetti relativi al bio-metano e all'eolico.

Nei prossimi giorni la Dia, che ha condotto l'indagine, sentirà come testimoni gli assessori regionali al territorio e all'Energia Cordaro e Pierobon e il presidente dell'Ars Miccichè che sarebbero stati contattati da Arata per avere entrature nell'amministrazione regionale.

La Procura di Palermo sta ricostruendo il complesso reticolo societario che univa l'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri e il socio Paolo Arata.  Questi era a conoscenza dell'indagine a carico di Nicastri per concorso esterno in associazione mafiosa, e che continuava a incontrarlo e parlarci nonostante questi fosse ai domiciliari, era socio dell'imprenditore nella società Solcara srl ed Etnea srl, titolari di 16 impianti per la produzione di energia da fonte eolica nella provincia di Trapani e Solgesta srl, società partecipata interamente dalla Solcara, che sta sviluppando in provincia di Trapani e Siracusa due progetti per la realizzazione di impianti di energia elettrica e bio gas utilizzando rifiuti organici.

"Io dal prossimo mese devo pagare quelle vostre di Solcara... devo pagare le mie e ogni mese sono 10, 15.000 euro se mi va bene", diceva, non sapendo di essere intercettato, Arata al figlio di Nicastri alludendo a oneri della società comune. "Ma molto preoccupato, perché anche questo mese io alla fin fine tiro 15.000 euro... cioè no anzi, ne tiro fuori 25.000, hai capito? 25.000! Voi non guadagnate niente... eh ragazzi qui non è una situazione simpatica eh... qui il cerino in mano ce l'ho io non ce l'ha nessun'altro perché... sì che voi avete le vostre tre turbine, però le ho pagate io e sto pagando io gli oneri. Cioè io mi trovo in una situazione che ho due soci... uno è Tamburrino e uno siete voi... in cui nessuno dei due mi paga".

LA SOCIETÀ FATTA DAL NOTAIO. "Naturalmente tuo papà mi ha fatto scrivere una carta che la società è sua al metà per cento, che ce l'ha... tuo papà le carte ce l'ha dal notaio. Però non ha tirato fuori una lira, neanche di SOLCARA (una società ndr), ed erano soldi che mi dovreste dare, quando c'era la possibilità, me li dovreste... giustamente me li dovreste dare". Una delle società tra l'imprenditore mafioso Vito Nicastri e il faccendiere vicino alla Lega Paolo Arata è stata costituita davanti a un notaio.
A raccontarlo, non sapendo di essere intercettato, è lo stesso Arata accusato, insieme a Nicastri di corruzione e intestazione fittizia di beni aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Arata, si evince da dialoghi, ha una serie di problemi economici relativi al business che condivide con Nicastri nel settore delle energie alternative. "Mi fidavo totalmente di tuo papà, - dice al figlio dell'imprenditore, pure lui indagato - per stima, per mille motivi, gli son sempre stato vicino, prima.
In quel momento lì lui era zero, non aveva una lira in tasca, ed io gli ho dato trecentomila euro", si sfoga. "Io venivo giù - prosegue - e mi dicevate sempre 'è a posto'.
Avete avuto diciotto mesi di tempo, cioè, non un giorno, non è che era il duemilasedici, era duemilaquindici, dicembre duemilaquindici quando io vi ho dato i soldi. Siamo arrivati, dove siamo arrivati perché tuo papà, io venivo qua e gli dicevo: ma scusa Vito...: ah no, non me ne occupo... ma come non te ne occupi, io ti ho pagato e non te ne occupi?"

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