Venerdì, 14 Maggio 2021
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Somministra morfina a un neonato, arrestata infermiera: "Bimbo rognoso"

VERONA. Una infermiera è stata arrestata dalla polizia di Verona per aver somministrato della morfina ad un neonato, causandogli una overdose e provocandogli un arresto respiratorio.

Si tratta di una infermiera in servizio presso l'Asl di Verona. La donna avrebbe somministrato la sostanza in assenza di una prescrizione medica e senza necessità terapeutiche.

L'infermiera è stata arrestata dalla polizia in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Livia Magri su richiesta del pm Elvira Vitulli.

Aveva definito il neonato "rognoso" mentre lo teneva in braccio davanti alle colleghe, l'infermiera 43enne arrestata.

Il neonato era ricoverato presso la terapia intensiva neonatale dell'ospedale civile di Verona. Dagli esami che sono stati effettuati successivamente è stata confermata la presenza di oppioidi nel sangue.

L'episodio sul quale hanno indagato gli agenti dopo la segnalazione dell'Asl risale alla notte tra il 19 e il 20 marzo scorso. Prima dell'overdose, il bimbo stava benissimo, non assumeva alcun farmaco ed era stata programmata la sua dimissione per il giorno successivo. Dopo la mezzanotte il neonato inspiegabilmente aveva subito ripetute crisi respiratorie, tali da rendere necessario il suo trasferimento in una stanza di cura intensiva per praticare le manovre di rianimazione.

Con il peggiorare del quadro clinico, la stessa infermiera ha ordinato a una collega di somministrare un farmaco antagonista degli oppiacei, come la morfina, indicando anche il dosaggio. Immediatamente dopo il neonato aveva ripreso a respirare autonomamente. Dagli accertamenti medici è emerso che la crisi respiratoria era stata dovuta proprio all'assunzione di morfina, avvenuta poche ore prima della crisi.

Secondo gli investigatori, non si è potuto trattare di un errore, in quanto la morfina viene somministrata ai neonati per via endovenosa e non orale o nasale. A destare sospetti è stato il fatto che l'infermiera, durante l'indagine interna avviata dall'Asl, aveva dichiarato di non ricordare chi avesse ordinato la somministrazione del farmaco antagonista agli oppiacei, mentre le testimonianze concordavano che fosse stata proprio la donna ad aver accudito il bambino con una collega e di essere stata sempre lei a ordinare con sicurezza la somministrazione del farmaco anti-morfina.

In più, una collega ha raccontato che l'infermiera le aveva confidato di fare abituale utilizzo di morfina e benzodiazepina, pur in assenza di prescrizione, somministrandola ai neonati per via orale o nasale per farli stare tranquilli, senza rendersi conto dei pericoli.

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