Lunedì, 30 Novembre 2020
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GIUBILEO DEI CATECHISTI

Papa Francesco: la mondanità distoglie lo sguardo dagli ultimi, non aiutare i poveri è peccato

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Fonte Ansa

CITTÀ DEL VATICANO. «Il Signore oggi ce lo chiede: dinanzi ai tanti Lazzaro che vediamo, siamo chiamati a inquietarci, a trovare vie per incontrare e aiutare, senza delegare sempre ad altri o dire: 'ti aiuterò domani, oggi non ho tempo'. E questo è un peccato». Lo ha detto papa Francesco nell'omelia della messa per il Giubileo dei catechisti, che si celebra in Piazza San Pietro.

Sono decine di migliaia i catechisti giunti a Roma da tutto il mondo per il loro evento giubilare, iniziato fin da venerdì e continuato ieri con momenti di riflessione e preghiera, testimonianze, catechesi per gruppi linguistici e adorazioni eucaristiche e confessioni in varie chiese romane. Il Giubileo dei Catechisti culmina oggi con la messa del Pontefice sul sagrato della Basilica vaticana.

«Il tempo per soccorrere gli altri è tempo donato a Gesù, è amore che rimane: è il nostro tesoro in cielo, che ci procuriamo qui sulla terra», ha aggiunto. Il Pontefice ha chiesto di essere «sensibili ai poveri, che non sono un'appendice del Vangelo, ma una pagina centrale, sempre aperta davanti a noi».

«Come servitori della parola di Gesù siamo chiamati a non ostentare apparenza e a non ricercare gloria; nemmeno possiamo essere tristi e lamentosi. Non siamo profeti di sventura che si compiacciono di scovare pericoli o deviazioni - ha spiegato -; non gente che si trincera nei propri ambienti, emettendo giudizi amari sulla società, sulla Chiesa, su tutto e tutti, inquinando il mondo di negatività».

«Lo scetticismo lamentevole non appartiene a chi è familiare con la Parola di Dio - ha aggiunto il Pontefice -. Chi annuncia la speranza di Gesù è portatore di gioia e vede lontano, non ha un muro che lo chiude perché sa guardare al di là del male e dei problemi. Al tempo stesso vede bene da vicino, perché è attento al prossimo e alle sue necessità».

«È amando che si annuncia Dio-Amore: non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale», ha ricordato ancora nell'omelia. «Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perchè il Signore non è un'idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l'ascolto e l'accoglienza, con la gioia che si irradia».

«Non si parla bene di Gesù quando si è tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche - ha aggiunto il Pontefice -. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell'oggi il Vangelo della carità, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio».

Commentando la parabola evangelica del ricco che non vede e trascura il povero Lazzaro, il Papa ha sottolineato che «nel suo cuore è entrata la mondanità che anestetizza l'anima». «La mondanità - ha detto durante la messa in Piazza San Pietro per il Giubileo dei catechisti - è come un 'buco nero' che ingoia il bene, che spegne l'amore, perchè fagocita tutto nel proprio io». «Allora - ha proseguito - si vedono solo le apparenze e non ci si accorge degli altri, perchè si diventa indifferenti a tutto».

Secondo il Pontefice, «chi soffre questa grave cecità assume spesso comportamenti 'strabici': guarda con riverenza le persone famose, di alto rango, ammirate dal mondo, e distoglie lo sguardo dai tanti Lazzaro di oggi, dai poveri e dai sofferenti che sono i prediletti del Signore». Sempre secondo papa Bergoglio, «l'insensibilità di oggi scava abissi invalicabili per sempre»: ma «il Signore guarda a chi è trascurato e scartato dal mondo», mentre «chi vive per sè non fa la storia», e «un cristiano deve fare la storia, deve uscire da sè stesso per fare la storia».

© Riproduzione riservata

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