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Orari falsati per coprire l'errore della tragedia in Puglia, possibile alterazione dei registri

TRANI. Un'alterazione "evidente" dei registri di viaggio di almeno una stazione che fa pensare al tentativo di uno o più ferrovieri di coprire a posteriori l'errore che ha portato al disastro sulla tratta Corato-Andria. E' questa la pista che stanno seguendo nelle ultime ore gli inquirenti tranesi che indagano sullo scontro tra due treni avvenuto in Puglia il 12 luglio e che ha provocato 23 morti e 50 feriti.

Sulla tratta, al momento del disastro, erano presenti tre convogli: uno era arrivato ad Andria da Corato, gli altri due erano stati fatti partire rispettivamente dalle stazioni di Andria e Corato, e si sono scontrati. Gli accertamenti hanno finora stabilito che il convoglio partito da Andria verso sud non doveva lasciare la stazione.

L'anomalia riscontrata - a quanto si apprende - si riferisce all'orario di transito di uno dei tre treni. Sulla vicenda gli inquirenti mantengono un riserbo totale, ma è scontato che a breve potrebbe essere contestato il reato di falso. E' chiaro anche che la vicenda della presunta falsificazione sarà al centro degli interrogatori dei due capistazione di Andria e Corato, Vito Piccarreta e Alessio Porcelli, che lunedì prossimo compariranno come indagati dinanzi ai pm.

L'inchiesta intanto prosegue su altri fronti. I magistrati a breve studieranno anche il contratto di concessione tra Regione e Ferrotramviaria, le proroghe dei contratti di servizio che legano da decenni l'ente pubblico alla società privata e il regolamento di esercizio di Ferrotramviaria. Gli atti, che sarebbero già stati acquisiti dalla Gdf, stanno per essere consegnati ai cinque pm inquirenti. Dalle nuove carte potrebbero emergere eventuali responsabilità di tecnici e politici regionali.

Nell'inchiesta sono finora indagati per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo i vertici di Ferrotramviaria (il presidente del Cda Gloria Pasquini, il dg Massimo Nitti e il direttore di esercizio Michele Ronchi), i due capistazione di Andria e Corato e il capotreno superstite Nicola Lorizzo.

Il pool di magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Giannella, vuole approfondire se le continue proroghe del contratto di servizio hanno affrontato il profilo della sicurezza sulla linea a binario unico in cui è avvenuta la tragedia. Una linea, quella tra Bari e Barletta che dal 2013, da quando è stato creato il collegamento con l'aeroporto di Bari-Palese, ha visto aumentare enormemente i volumi di traffico, tanto da essere considerata vitale dai sindaci di tutto il nord Barese.

Quindi - si domandano gli inquirenti - a seguito dei nuovi volumi di traffico il Regolamento di esercizio è cambiato? E' stato esaminato e approvato dagli organismi tecnici come l'Ustif, ufficio periferico del Ministero dei Trasporti che si occupa della sicurezza? E la parte della normativa che prevede il 'consenso telefonico' era ancora ammessa dalle norme in vigore, visti i tanti passeggeri trasportati oggi giorno? Poi c'è il filone investigativo sul mancato raddoppio della linea, l'utilizzo dei fondi europei spostati da un periodo di finanziamento (2007-2013) a quello successivo (2014-2020) per problemi legati ai permessi locali. Tutte circostanze che la magistratura intende approfondire.

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