Mercoledì, 25 Novembre 2020
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CEDIMENTO DIGA

Allarme petrolio a Genova, chiazza oleosa di due km: coste salve

Se la tramontana non dovesse tenerla lontana dalla costa sarebbe «un disastro». La barriera è stata rimessa a posto nel pomeriggio

GENOVA. Era già tutto previsto: la pioggia, l'innalzamento del Polcevera, il rischio calcolato che dalla rete di barriere sifonate e panne oceaniche alla foce qualche ulteriore tonnellata di quelle 500 uscite dalla condotta del greggio della Iplom potesse ancora scendere in mare. E se la prima parte della previsione si è avverata - pioggia, innalzamento a +24 cm del livello del torrente e, soprattutto, una barriera di contenimento spazzata via - le conseguenze non sono state così totalmente nefaste: in mare, quel greggio opalino che galleggia sul Polcevera non c'è finito.

Ma in mare ce ne sono già andate circa 50 tonnellate, quella domenica 17 aprile, quando si è spaccata la condotta spargendo tutt'intorno 500 tonnellate di greggio. L'attenzione è sulle chiazze comparse al largo, in un raggio di circa 28 chilometri: macchie oleose subito aggredite dai vessel della Capitaneria e di Castalia, ma che hanno scatenato il panico nei comuni costieri. Il satellite, in particolare, ha messo in evidenza una striscia di materiale oleoso di 2 chilometri larga 500 metri che ha preso il largo davanti a Genova, trasportata a Ponente dalla corrente e dal vento.

In serata è però arrivata la buona notizia: il comandante della Capitaneria di porto, l'ammiraglio Giovanni Pettorino, in volo con il 'Manta" della Guardia costiera sul Mar Ligure, ha annunciato che la situazione «è nettamente migliorata rispetto a ieri sera. Permangono lunghe e strette strisce discontinue diiridescenza al largo nel Ponente ligure, ma il fenomeno risulta in fase di ridimensionamento. Sono convinto che con i mezzi a disposizione saremo in grado di fronteggiare il fenomeno». E il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha assicurato: «a Genova il peggio è passato, l'emergenza sta finendo e le coste liguri sono al sicuro dal rischio petrolio».

La giornata però non era iniziata sotto i migliori auspici. La situazione, dopo la rottura della barriera sifonata, si è subito rivelata «complessa, anche se le panne oceaniche hanno retto», come ha spiegato il sindaco Marco Doria varcando la porta della prefettura dove, a mezzogiorno, si è riunito il tavolo tecnico presieduto dal prefetto Fiamma Spena.  Grazie alla dichiarazione di allerta locale emessa dall'ammiraglio Pettorino, sono arrivate altre navi di Castalia, dotate di panne oceaniche, inviate dal ministero dell'Ambiente.

La pioggia è durata poco. E sul Polcevera ruspe, autospurghi e tecnici hanno ricreato in tempi celeri la fitta rete di barriere di contenimento.  Il maltempo intanto si allontana: tornerà freddo ma non dovrebbe piovere più. Il Polcevera e il Fegino manterranno la portata, il greggio sversato non uscirà in mare aperto. Quello che si trova già in mare sarà contenuto dalle panne oceaniche, trattenuto al largo dalla tramontana e poi sarà tolto di mezzo.

Davanti alle coste savonesi sono al lavoro da stamani i battelli antinquinamento e quel che resta della chiazza, ormai frammentata, è sotto monitoraggio. Quindi si lavora su due fronti: bonifica dei torrenti Polcevera e Fegino, dei rii e dei defluenti da una parte, eliminazione dell'iridescenza in mare dall'altra.

«Nel Polcevera il prodotto è quasi stato tutto rimosso - ha detto il governatore Toti -, mentre nel Fegino proseguono le operazioni di bonifica. Lì dovremo fare un lavoro più profondo». Il sopralluogo in mare di Pettorino rasserena: adesso si deve pensare al mare e alla bonifica dei torrenti. Poi si dovrà cercare la verità: capire cosa è successo, se la rottura della condotta sia dipesa non tanto dall'usura dei materiali quanto da un errore umano.

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