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CALTANISSETTA

Stragi del '92, i pm: "Messina Denaro sottomesso del tutto a Riina"

CALTANSSETTA. Totò Riina, nei colloqui in carcere con il boss della Sacra corona unita Alberto Lorusso, si vantava di avere formato Matteo Messina Denaro dal punto di vista criminale. Ad affidarglielo sarebbe stato proprio il padre, il boss Ciccio Messina Denaro. È uno dei passaggi che emerge dall'ordinanza con cui il gip di Caltanissetta ha disposto la custodia cautelare di Matteo Messina Denaro, considerato il numero uno di Cosa Nostra, attualmente latitante, in quanto ritenuto uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via D'Amelio. A svelare alcuni retroscena, nella conferenza stampa in corso in Procura a Caltanissetta, l'attuale procuratore facente funzioni Lia Sava e l'aggiunto Gabriele Paci.

«Il coinvolgimento di Matteo Messina Denaro nelle stragi del '92 incarna il progetto della strategia stragista unitaria messa in atto da Cosa nostra - ha detto Sava -, il gip scrive a chiare lettere che era prono e quindi completamente disposto a eseguire gli ordini di Riina, che voleva eliminare i nemici di Cosa nostra. Per questo, infatti, vengono uccisi i boss Caprarotta e D'Amico che si opponevano al progetto di guerra allo Stato voluto da Riina». «Nel '92 Totò Riina lavorava su due fronti: a Roma e a Palermo». L'ha detto il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci nel corso della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti del boss Matteo Messina Denaro, che nell'ottobre '91 avrebbe deliberato insieme ad altri capimafia le stragi di Capaci e via D'Amelio in un summit a Castelvetrano.

«Un commando composto dai fratelli Graviano, da Sinacori e altri componenti delle cosche palermitane e trapanesi era a Roma - ha spiegato Paci - per colpire non solo Giovanni Falcone, ma anche l'allora ministro Claudio Martelli, oltre a personaggi del giornalismo e dello spettacolo come Costanzo, Santoro, Barbato e lo stesso Pippo Baudo, che si erano messi in prima fila contro la mafia. I killer, appostati vicino al Ministero della giustizia non erano riusciti ad avvicinarsi a Falcone o Martelli, ma avevano la possibilità di commettere un attentato con l'esplosivo a danno di Maurizio Costanzo. Una seconda squadra, composta da componenti delle famiglie palermitane di San Lorenzo, Noce e Porta Nuova era incaricata di preparare un attentato a Falcone o in autostrada o in via Notarbartolo dove abitava. Riina bloccò il progetto di attentato a Costanzo perchè non era un bersaglio primario e diede ordine che si lavorasse all'obbiettivo più importante, Giovanni Falcone».

Una foto in ogni stanza che ritrae il fratello latitante Matteo Messina Denaro a Castelvetrano (Trapani). È quanto si sono trovati davanti gli uomini della Dia di Caltanissetta ieri pomeriggio arrivando nella casa di una delle sorelle della «primula rossa» di Cosa nostra per notificare una nuova ordinanza di custodia cautelare in quanto ritenuto uno dei mandanti delle stragi Falcone e Borsellino. Il particolare è trapelato a margine della conferenza stampa di questa mattina al Tribunale di Caltanissetta con i vertici della distrettuale Antimafia, della Dna e della Dia. Un altro particolare inedito il risentimento dei familiari alla battuta di un investigatore: «Sappiamo di non trovarlo qua ma se ci dite dov'è...». Un 'cultò del latitante Matteo Messina Denaro che va oltre gli spazi ed il tempo della sua latitanza dorata. Le foto e un poster ritraevano immagini di Matteo Messina Denaro di qualche anno fa, datate ma finora mai viste fuori dal suo entourage.

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