Venerdì, 30 Ottobre 2020
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IL CASO

Riscossione Sicilia e i debiti dei deputati
Ardizzone querela Fiumefreddo

PALERMO. Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, si è recato a Palazzo di giustizia, accompagnato dall'avvocato Enrico Sanseverino, e ha consegnato al procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, una querela per diffamazione a corpo politico nei confronti di Antonio Fiumefreddo, presidente di Riscossione Sicilia Spa, la società controllata dalla Regione che si occupa del recupero dei crediti di contribuenti morosi.

La vicenda riguarda la pubblicazione sulla stampa dell'elenco dei deputati regionali con le relative posizioni a ruolo con Riscossione. La presentazione della querela fa seguito alla riunione d'urgenza del Consiglio di presidenza dell'Ars che fu convocato dopo la pubblicazione dell'elenco: il Consiglio diede mandato all'avvocato Sanseverino di verificare gli eventuali presupposti per presentare querela.

Il Consiglio di presidenza ha valutato anche le dichiarazioni di Fiumefreddo che, dopo la bocciatura all'Ars della norma sulla ricapitalizzazione di Riscossione Sicilia, affermò: "Siamo fuori dal recinto della politica e ci troviamo in ben altro ambiente, solo la magistratura può salvarci dai mascalzoni travestiti da uomini delle istituzioni". E ancora: "Non mi meraviglierei se tra i pirati, che si sono nascosti dietro il voto segreto, ci siano parte dei 61 parlamentari ai quali per la prima volta nella storia abbiamo notificato i pignoramenti delle loro laute indennità".

LA REPLICA DI FIUMEFREDDO. "Trovo paradossale che si possa essere denunciati per avere diffamato un corpo politico, l'assemblea regionale siciliana, quando mi sono limitato ad esprimere una libera opinione affatto generica e naturalmente riferita a fatti specifici". Lo afferma il presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo, in una nota, sulla querela presentata alla Procura di Palermo dal presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone. "Fare il proprio dovere - aggiunge Fiumefreddo nella dichiarazione - e bussare alla porta dei potenti per trattarli come ogni altro cittadino è dunque pericoloso e considerato oltraggioso da chi presiede un'Assemblea in cui tuttavia siedono parlamentari tratti in arresto anche per reati gravi. Sono indignato ma non sorpreso".

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