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Vatileaks, Lombardi: "Non risultano altri indagati. Il Papa non è sconfortato"

CITTA' DEL VATICANO. L'inchiesta sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano non registra "attualmente altri indagati". Lo ha detto padre Federico Lombardi rispondendo a una domanda sulle voci di indagine che avrebbe coinvolto anche il marito di Francesca Chaouqui. "Una cosa - ha osservato padre Lombardi - è che alla luce delle risultanze degli interrogatori si facciano altre verifiche, altro è che vengano interrogate delle persone come indagate". La prima cosa, ha detto, "fa parte della normalità, e attualmente non risultano altri indagati".

Non si può dire che il Papa sia "sconfortato" dal'inchiesta giudiziaria che ha portato all'arresto di mons. Balda e di Francesca Chaouqui. Lo ha detto padre Federico Lombardi. "Il Vaticano - ha aggiunto rispondendo ad una domanda - non prende decisioni sulla base dei libri di Nuzzi e Fittipaldi. Il Vaticano conosce già molto bene la realtà e sa cosa deve fare".

UN INDAGATO PER RICICLAGGIO. Il promotore di giustizia vaticano, in seguito a un rapporto dell'Autorità di informazione finanziaria, ha indagato Gianpietro Nattino per operazioni di compravendita titoli e transazioni, e per questo ha chiesto la collaborazione a Italia e Svizzera, tramite rogatorie. Lo ha riferito padre Federico Lombardi.

Il nome di Nattino era emerso ieri in un rapporto di "investigatori del Vaticano", pubblicato in esclusiva dal sito di Reuters, relativo ad "eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato" in cui sarebbe stata utilizzata l'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica che gestisce finanze ed immobili d'Oltretevere. Il rapporto, di 33 pagine, sospetta che l'Apsa sia stata utilizzata da persone estranee al Vaticano, con eventuale complicità di personale Apsa, in violazione dei propri regolamenti. In particolare, gli investigatori finanziari vaticani hanno evidenziato un "portfolio" che sarebbe stato relativo a Gianpietro Nattino, presidente di Banca Finnat Euramerica SpA, il cui contenuto "oltre 2 milioni di euro" sarebbe stato trasferito in Svizzera poco prima che in Vaticano fossero introdotte le nuove leggi contro il riciclaggio.

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