Martedì, 01 Dicembre 2020
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L'INCHIESTA

Bulgarella: contro di me soltanto accuse infondate

Il costruttore accusa i pm: tesi investigative date in pasto alla stampa

PISA. "Sono totalmente estraneo alle contestazioni mosse dai pubblici ministeri, le cui ipotesi sono costruite sulla base di un'indagine del Ros dei carabinieri che non riporta prove o elementi oggettivi di riscontro, ma dichiarazioni di mafiosi pentiti e collaboratori di giustizia".

Lo afferma in una lunga nota il costruttore siciliano trapiantato da anni a Pisa, Andrea Bulgarella, accusato dalla Dda di Firenze di aver favorito presunte infiltrazioni mafiose nel settore della finanza. Secondo l'imprenditore certe rivelazioni, "rilasciate a distanza di parecchi anni", hanno permesso di costruire "un castello accusatorio pieno di molte suggestioni, sopratutto quando si evoca, quasi a voler dare 'autorevolezza' a un'indagine basata sul nulla, il nome di Matteo Messina Denaro, che non ho mai conosciuto e con il quale non ho mai avuto, direttamente o indirettamente, collegamenti di alcun tipo".

Le ricostruzioni degli investigatori, accusa Bulgarella, "date in pasto alla stampa, procurano un grave danno non solo alla mia reputazione personale, ma al gruppo imprenditoriale che dirigo e a quanti vi lavorano".

Sempre nella stessa nota, Bulgarella trova inoltre "singolare e inquietante, che un mafioso pluriomicida come Giovanni Brusca, faccia il mio nome dopo 20 anni, parlando, tra l'altro, di me non come Andrea Bulgarella ma di 'un Bulgarella' e ancora di più che su questa sua accusa si ipotizzi la mia vicinanza ad ambienti mafiosi". L'imprenditore poi ricorda "come anche le pietre sanno" di essere andato via "dalla Sicilia proprio per sottrarmi al sistema affaristico degli appalti (che, va da sé, non è affatto diverso da quello di altre regioni d'Italia), impiegando nelle mie attività risorse lecite provenienti dalle legittime attività imprenditoriali nel settore pubblico e privato". Bulgarella sottolinea anche che "agli atti dell'indagine c'è un'intercettazione, non contenuta nel decreto di perquisizione (forse perché non funzionale alle suggestioni accusatorie?), in cui un noto capo mafia trapanese, dialogando con altri mafiosi, mi definisce 'sbirro', appellativo che i mafiosi affibbiano a esponenti delle forze dell'ordine e magistrati per riconoscerne valore e irreprensibilità, ma che se rivolto a un imprenditore significa inequivocabilmente che è un infame, un nemico, uno di cui non ci si può fidare". Infine, Bulgarella afferma di trovarsi "da giorni in un tritacarne mediatico che mi dipinge come colluso con la mafia, e, peggio ancora, come 'uomo di Messina Denaro': è un'infamia, un'inaccettabile calunnia che non sopporto e dalla quale mi difenderò con ogni mezzo e in ogni aula giudiziaria". "Se le cose che ipotizzano sul mio conto sono vere - conclude - che mi arrestino subito. Diversamente, proprio perché si tratta solo di ipotesi investigative che sono certo di chiarire con inoppugnabili elementi di fatto, pretendo rispetto per quello che oggi è Andrea Bulgarella: un imprenditore pulito, dalla parte dello Stato, che non merita l'onta di accuse infondate".

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