Lunedì, 16 Dicembre 2019
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GUARDIA DI FINANZA

Mafia e rapine: blitz con sette arresti
Decapitato il clan Mazzei a Catania

CATANIA.  Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, a conclusione di indagini coordinate dalla locale Procura Distrettuale, hanno eseguito sette arresti e sequestri nell'ambito di un'operazione antimafia nei confronti dei presunti reggenti del clan Mazzei.

I finanzieri su ordinanza del gip  ha arrestato sette persone per associazione mafiosa e rapina aggravata. L'attività, svolta dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania, ha consentito di definire i nuovi assetti della famiglia mafiosa dei Mazzei individuando i reggenti del clan che ne hanno mantenuto le redini durante il periodo di latitanza del capo indiscusso Sebastiano (detto "Nuccio") e di altri affiliati. Gli indagati sono Gioacchino Massimiliano Intravaia, 39 anni, Carmelo Occhione, 51 anni, Sergio Gandolfo, 51 anni, Cristian Marletta, 19 anni, Michele Isaia, 29 anni, Giuseppe Caruso, 29 anni.

Inoltre, a Nunzio Fabio Tenerelli 30 anni, cugino di Nuccio Mazzei, è stato contestato il reato di rapina aggravata per aver, il 30 giugno 2014, ''con altre sei persone non ancora identificate, assaltato, armi in pugno ed esplodendo alcuni colpi di armi da fuoco, un treno alla Stazione di Acireale per poi sottrarre a una cittadina cinese uno zaino contenente denaro contante''.

L'operazione ''Nuova famiglia'', nell'ambito della quale sono state arrestate sette persone a Catania, nasce da un'inchiesta avviata dopo l'operazione "Scarface" per individuare la rete di protezione del boss mafioso catanese Sebastiano Mazzei, arrestato nell' aprile scorso dopo quasi un anno di latitanza. Dalle indagini - dice la Gdf - nei confronti dei più stretti familiari e sodali del capo clan è stato possibile ricostruire il nuovo "organigramma" della consorteria mafiosa individuando compiti e responsabilità dei nuovi "reggenti" della famiglia.

Mazzei nonostante la latitanza, era riuscito a mantenere il controllo delle attività illegali per mezzo del cognato Gioacchino Massimiliano Intravaia (marito della sorella, Simona Mazzei), già "tesoriere" della famiglia. Altre due figure di spicco sono quelle di Carmelo Occhione e Sergio Gandolfo.  Il primo - dicono gli investigatori - per effetto delle diverse operazioni di polizia condotte nei confronti del clan, è divenuto il responsabile per le attività operative della famiglia (tra le quali estorsioni e rapine), controllando con le sue squadre in modo capillare la zona del "Traforo", nel quartiere San Cristoforo, roccaforte della cosca. Il secondo ha assunto il ruolo di rappresentante della famiglia interfacciandosi con i referenti degli altri gruppi mafiosi del territorio etneo.

Ulteriore figura di riferimento individuata è quella di Cristian Marletta il quale, per la diretta discendenza di sangue dal nonno Santo Mazzei, si è arrogato diritti da capo clan, svolgendo direttamente azioni punitive e prendendo parte attiva nella gestione di alcune attività commerciali attribuibili a Nuccio Mazzei. Sono stati anche ricostruiti i nuovi investimenti operati dalla cosca, in particolare quelli nella gestione, attraverso prestanome di due imprese, della discoteca catanese del "69 Lune Fashion Club". Il gip ha disposto il sequestro delle quote della società "Meta Harmony S.r.l." e della ditta individuale "69 lune" attraverso le quali i Mazzei controllavano il locale.

 

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