Giovedì, 26 Novembre 2020
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GUARDIA DI FINANZA

Inchiesta sulla Popolare di Vicenza, indagato Zonin: perquisizioni anche a Palermo

Le ipotesi di reato sono aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza

VICENZA. Una perquisizione della Guardia di Finanza è in corso nella sede della Banca Popolare di Vicenza. L'operazione, secondo quanto si è appreso, è stata disposta dalla Procura di Vicenza. In Procura, nelle settimane scorse erano giunti esposti da parte di correntisti. Le perquisizioni sono oltre una decina e sono svolte dalla Gdf. le indagini sono dirette dal pm di Vicenza Luigi Salvadori.

Nell'inchiesta della magistratura che riguarda la popolare di Vicenza sono indagati, tra gli altri, il presidente della banca Giovanni Zonin, noto  imprenditore nel settore del vino; l'ex direttore generale dell'istituto Samuele Sorato. Per entrambi le ipotesi di reato sono aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

Le perquisizioni che la Guardia di Finanza sta effettuando in queste ore alla Banca Popolare di Vicenza su disposizione della Procura riguardano la sede amministrativa e legale del capoluogo berico dell'istituto e gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo.

«Piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della Banca Popolare di Vicenza» ai Nuclei di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza che hanno svolto perquisizioni presso la sede centrale della Banca a Vicenza e negli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo. La conferma in una nota l'istituto di credito in relazione agli accertamenti in corso da parte della Guardia di Finanza.

«Si tratta di indagini preliminari - viene sottolineato - ritenute indispensabili per accertare eventuali responsabilità soggettive, come si evince dal comunicato firmato dal Procuratore della Repubblica dottor Antonino Cappelleri». La riunione del Comitato esecutivo della Banca, indetta per oggi pomeriggio, e presieduta dal Consigliere Delegato e Direttore Generale Francesco Iorio, secondo quanto annunciato «si svolgerà come previsto».

Azioni della banca acquistate tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito, in misura tale da costituire violazione delle norme del diritto bancario: è questo il filone principale dell'inchiesta della magistratura sulla Banca Popolare di Vicenza (117mila soci), che fa seguito ad una ispezione compiuta dalla Bce.

La banca avrebbe, dunque, finanziato - secondo l'ipotesi investigativa - un quarto del suo stesso capitale azionario (circa 4 miliardi di euro), superando i limiti consentiti. L'indagine della magistratura riguarda anche una sovrastima del prezzo delle azioni della Banca, che ha determinato numerose proteste degli azionisti, e che nell'ultima semestrale, avrebbe indotto i vertici a svalutare i crediti considerati deteriorati.

È stata affidata al sostituto procuratore Luigi Salvadori l'inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Vicenza per le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza nei confronti di alcuni esponenti di vertice della Popolare di Vicenza, tra i quali il presidente Gianni Zonin. Il procuratore Antonino Cappelleri ha confermato l'avvio delle indagini preliminari. «Gli odierni atti di indagine - ha rilevato - sono ritenuti indispensabili dagli inquirenti d'intesa con il sottoscritto, nell'ambito della più complessa acquisizione istruttoria, per rendere compiuta la necessaria e doverosa ricerca di elementi probatori documentali, intesa sia all'accertamento e riscontro degli elementi di fatto sia all'attribuzione delle responsabilità soggettive».

Cappelleri, in una nota, ha voluto sottolineare che «solo alla conclusione dell'inchiesta potrà intendersi sussistente e confermata l'ipotesi di reato oggi ipotizzata» e ciò ricorda alla luce della delicatezza «degli interessi economici e patrimoniali investiti dall'indagine, dei quali sono portatori tanto istituti bancari che imprenditori, risparmiatori e dipendenti». Il procuratore ha quindi evidenziato l'obbligo del segreto istruttorio riguardo all'inchiesta in corso che deve tutelare «ogni portatore dei legittimi interessi anche contrapposti tra loro» presenti nella vicenda.

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