Lunedì, 30 Novembre 2020
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L'INTERVISTA

Perego: «Migranti in fuga da paesi in guerra anche per colpa dell'occidente»

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In acque greche sono annegati altri 28 migranti. Trenta si sono salvati con una nuotata disperata fino all' isola di Farmakonissi. In 42, stipati in un camion frigorifero ai confini con la Germania, non ci hanno rimesso la pelle per un amen. La conta di salvati e sommersi continua ad ingrossare le cronache, mentre il caravanserraglio europeo si dibatte in un avvilente risiko di veti e distinguo, che ha visto ieri sfilarsi dall' operazione accoglienza Repubblica Ceca e Romania. Eppure, come ha spiegato il premier Renzi, «non c' è nessuna invasione. Il numero delle donne e degli uomini che raggiungono le nostre coste è più o meno lo stesso, identico, dello scorso anno». «A oggi sono arrivate in Europa 432 mila persone, lo 0,10 per cento di tutta la popolazione europea. Ma di quale invasione parlano?», ammonisce il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego. «La Germania osserva il religioso che presiede l' organismo pastorale della Cei che si occupa di migrazioni - dimostra che l' accoglienza intelligente è una benedizione. La solidarietà, oltreché doverosa sul piano morale, è nel nostro interesse. Promuove sviluppo e benessere per tutti».

Monsignore, Renzi ha invitato a diffidare di chi parla di invasione. Quale verità raccontano i numeri sui migranti?
«Allo stato attuale sono arrivate in Europa 432 mila persone. Di queste, circa 125 mila sono sbarcate sulle coste italiane, oltre 225 mila sono arrivate in Grecia e più o meno 100 mila via terra, attraverso l' Ungheria. È un numero significativo di arrivi, che però va inquadrato nelle giuste dimensioni. In Europa vivono oltre 500 milioni di persone: i nuovi arrivati rappresentano lo 0,10 per cento della popolazione del Vecchio continente».

Che cosa dicono invece inumeri italiani?
«Tra il 2014 e quest' anno sono arrivate 300 mila persone, ma di queste ne sono state accolte in nostre strutture circa 98 mila. Ciò vuol dire che due persone su tre tra quelle che sono sbarcate in Italia hanno continuato il viaggio verso l' Europa. I quasi 100 mila rimasti nel nostro Paese sono stati accolti in strutture temporanee, anzitutto nei Centri di accoglienza temporanea creati in accordo con prefetture, ministeri e regioni. Circa 10 mila sono nei Cara, grandi strutture create nel 2005, mentre 20 mila, e cioè coloro che hanno già visto riconosciuto l' asilo e seguono un percorso di integrazione, sono stati inseriti nel programma Sprar e sono presenti in circa 400 comuni italiani».

Di migranti si parla spesso in modo generico. Da dove vengono di preciso ipopoli in fuga?
«I 432 mila in arrivo in Europa provengono soprattutto da Siria, Eritrea, Afghanistan e Iraq. Da questi quattro Paesi sconvolti dalla guerra proviene oltre il 65% di tutti i profughi. La restante parte fugge da altri Paesi attraversati da grave instabilità politica come la Nigeria e la Somalia. Ci sono inoltre altre persone originarie dell' Africa su bsahariana che al momento della caduta di Gheddafi si trovavano in Libia a lavorare e hanno continuato a viaggiare verso l' Europa. E da Paesi come Mali, Gambia e Senegal vengono infine minori non accompagnati, ma questi sono comunque tutelati dal diritto d' asilo».

Se le attuali richieste di asilo fossero tutte soddisfatte, quale sarebbe la percentuale di profughi accolti rispetto alla popolazione italiana?
«La percentuale delle domande accolte lo scorso anno è stata del 65 percento. Se prendessimo in considerazione la stessa proporzione, dei 98 mila migranti attualmente presenti, ne resterebbero sul nostro territorio circa 60 mila. Parliamo di 60 mila profughi su 60 milioni di abitanti. In percentuale si tratterebbe dello 0,001 della popolazione italiana. Calcolatrice alla mano, un profugo ogni mille abitanti».

È il caso di ritornarci su: da quali guerre fuggono i migranti?
«Parliamo innanzitutto di un Paese come la Siria, attraversato ormai da 4 anni da un feroce conflitto, alimentato anche dagli interessi contrapposti di grandi Paesi come la Russia e gli Stati Uniti. Ma anche di Iraq e Afghanistan, ancora sconvolti dagli interventi militari di qualche anno fa che hanno portato a scontri tra fazioni, instabilità politica e terrorismo. E va poi ricordata la Libia, finita fuori controllo dopo l' abbattimento di Gheddafi con un' operazione mi litare che ha visto, Francia in testa, il contributo di altri Paesi europei. In tre giorni spendemmo per quel blitz 586 milioni di euro. Dietro le migrazioni ci sono insomma molte responsabilità di quell' Occidente che è parte in causa anche di quelle migrazioni ambientali già ricordate da Papa Francesco. A causa di opere di desertificazione e sfruttamento incontrollato da parte di multinazionali senza scrupoli, un milione di persone ha dovuto abbandonare i propri territori ormai inabitabili».

Numeri alla mano, sono sufficienti le quote dire distribuzione previste dal nuovo piano Juncker?
«Rispetto alla prima redistribuzione di 40 mila persone, è un buon passo in avanti. L' aggiunta di 120 mila posti porta il computo delle persone da ricollocare a 160 mila.
Di questi 120 mila, 50 mila saranno ricollocati dall' Ungheria in altri Paesi, altri 50 mila saranno trasferiti dalla Grecia e 15 mila circa dall' Italia. È un piano numericamente significativo, che soddisfa quasi del tutto le istanze di Ban Ki -moon. Ma si tratta soprattutto di un segnale importante, che esprime la volontà di impegnarsi nel superamento del trattato di Dublino».

Il piano europeo prevede invece, per evitare la migrazione economica, una lista di Paesi sicuri. Misura convincente?
«È il punto debole dell' agenda sull' immigrazione. Il diritto d' asilo non è infatti legato a un Paese ma è personale. È una diritto che nasce insieme alla storia del singolo individuo cui una commissione riconosce la protezione internazionale non soltanto come asilo ma anche in forma sussidiaria o umanitaria. Non trascurare questi aspetti è fondamentale: c' è altrimenti il rischio di dar vita a respingimenti di massa. Respingere significherebbe in alcuni casi mandare indietro qualcuno verso la morte».

«Aiutamoli a casa loro», dicono in molti. Qualche misura utile in questo senso?
«Un aspetto importante dell' agenda europea è quello che anche noi della Fondazione Migrantes avevamo sollecitato nei giorni scorsi, ossia un Piano Marshall per l' Africa che ha approvato per il Continente un fondo fiduciario di 1,8 miliardi di euro».

È vero che i migranti sono preziosi per la nostra economia?
«L' apertura tedesca ai profughi siriani ha dimostrato che coniugare economia e solidarietà è possibile. Abre vela Germania avrà bisogno di 600 mila nuovi lavoratori. Merkel ha pertanto scelto di ospitare 800 mila persone, ma anche di accompagnare questa volontà con una disponibilità di 8 miliardi di welfare e il coinvolgimento delle realtà scolastiche e della società civile. I migranti possono essere una risorsa. Se l' accoglienza è intelligente e non improvvisata, protezione internazionale e solidarietà diventano fattori di sviluppo».

 

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