Giovedì, 29 Ottobre 2020
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L'INTERVISTA

Golini: «Le rotte balcaniche sono più sicure, l’Africa si prepara a invadere l'Europa»

Da qui al 2050 la popolazione africana aumenterà di più di un miliardo di persone. I fenomeni migratori che ora interessano anche la frontiera balcanica sono soltanto all' inizio. Se le organizzazioni internazionali non si decidono a programmare il futuro, l' Europa sarà destinata a tracollare di fronte a fiumi umani di persone che sfuggono dalla morte e della miseria». Ex presidente dell' Istat, e docente di Demografia all' università La Sapienza di Roma, Antonio Golini ha di recente scosso il dibattito pubblico sui migranti con un editoriale apparso sul Messaggero, intitolato «Il mondo che verrà: nel 2050 l' Africa avrà il doppio degli abitanti».
Professore, lei si occupa da decenni di flussi migratori. Per quali ragioni i migranti hanno deciso di avventurarsi anche sulla frontiera balcanica?
«L' assalto alla frontiera europea orientale nasce dal combinato disposto della pressione dell' Africa sub sahariana da una parte e di quella del Vicino Oriente dall' altra. Le rotte usuali del Mediterraneo, per quanto restano assai battute, non riescono più a soddisfare la domanda migratoria, e comportano elevati rischi di morte soprattutto per donne e bambini. Le tragiche morti che si susseguono da diversi mesi a questa parte hanno indotto chi è disperato a cercare soluzioni alternative. Talvolta più dispendiose e tortuose, ma meno soggette a drammatiche incognite».

Quali conseguenze comporta il pressing su Serbia, Macedonia ed Ungheria?
«La nuova via d' accesso balcanica gioca un ruolo chiave negli equilibri del Vecchio Continente. Paradossalmente, si può sostenere che la tragica perdita di vite umane che si è appena verificata a bordo del tir parcheggiato in Austria, ha indotto i cittadini del Nord Europa ad aprire gli occhi. Finora un po' scettica sulle morti nel Mediterraneo e riluttante nel riconoscere nell' ondata migratoria un fenomeno di enorme portata storica, anche l' opinione pubblica dell' Europa settentrionale ha finalmente preso coscienza».

 

Molti definiscono questa come l' ondata migratoria più rilevante degli ultimi secoli. In che cosa differisce dalle altre?
«Le migrazioni che si verificarono tra fine Ottocento e inizio Novecento sono comparabili a livello numerico, ma presentano rispetto a quelle odierne due enormi differenze. Allora c' erano a disposizione di chi partiva America e Australia, ossia due nuovi mondi da popolare. In secondo luogo c' erano allora colonie da sfruttare. Che oggi, per fortuna non esistono più».

 

L' Europa non è dunque in grado di assorbire flussi così imponenti?
«L' Europa ha bisogno di migranti: l' invecchiamento della popolazione è fortissimo. Ma i dati demografici pongono un problema di sostenibilità. Il Vecchio continente necessita infatti di due o tre milioni di migranti l' anno, a fronte di un Sud del mondo che avrebbe bisogno invece di espellerne venti o trenta milioni ogni dodici mesi. L' enorme surplus di manodopera africana, supera in modo drammatico il deficit che registra l' Europa ogni anno».
Chi puntava l' indice sull' Italia, ha scoperto d' improvviso che siamo di fronte a un dramma destinato ad accrescersi.
«Le terribili peripezie dei profughi siriani alla frontiera balcanica, denunciano ancora una volta l' assoluta inefficienza delle organizzazioni internazionali, che si sono dimostrate ampiamente impreparate anche sul Mediterraneo. Centinaia di migliaia di persone sono in fuga da Damasco, ma nessuno riesce a promuovere un' azione concreta che possa almeno tentare di contrastare un' enorme tragedia umanitaria. Onu, Unione europea e Unione africana assistono inermi alla catastrofe. Di fronte a un' impressionante crescendo di morti ed orrori, Ban Ki -moon ha convocato la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell' Onu per il 30 settembre: una sufficienza davvero intollerabile». Le risposte latitano anche in Libia «A Tripoli la situazione è talmente aggrovigliata, che è piuttosto ingenuo credere che le autorità possano fermare un fiume umano di decine di migliaia di persone senza l' adeguato sostegno delle organizzazioni internazionali. Specie se si pensa che siamo solo all' inizio. Il fenomeno migratorio è destinato nei prossimi anni a una violenta esplosione».

Le migrazioni sono destinate a crescere di intensità?
«Si prevede che da qui al 2050, e cioè in soli 35 anni, la popolazione africana aumenterà di più di un miliardo di persone. L' area subsahariana ha ai suoi lati due oceani impossibili da attraversare. Pertanto milioni di persone convergeranno sulla parte settentrionale del Continente, nella speranza di varcare il Mediterraneo, che è un mare assai più agevole da navigare. Se le grandi unioni politiche africane non si consolideranno, e non metteranno in atto politiche efficaci, l' Europa sarà destinata a tracollare».
Alcuni Paesi europei e alcune regioni italiane alzano il muro, lasciando il Mezzogiorno ad accogliere vivi e morti in solitudine.
«La sindrome Nimby, e cioè quella di chi non vuole le cose "sgradevoli" nel proprio giardino, è miope quanto riprovevole. Nessuno può più permettersi di dire: "Non è affar nostro". Le vicende austriache dimostrano che di fronte a una tragedia collettiva, nessuno può e deve tentare di starsene in disparte».
L' Unione europea pensa intanto di riformare il diritto d' asilo. Sì ai profughi politici, no ai migranti economici. Mossa utile?
«Si tratta di una misura buona per tamponare l' emergenza. Ma nel medio periodo non potrà funzionare. Come si fa a distinguere un disperato da chi è invece un perseguitato politico? Anche chi fugge dalla fame ha diritto all' accoglienza e all'asilo».

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