Lunedì, 26 Ottobre 2020
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L'UDIENZA

Papa: no alla schiavitù del lavoro e del profitto, è contro Dio

CITTÀ DEL VATICANO. No alla schiavitù del lavoro, e no alla ideologia del profitto «che vuole mangiarsi anche la festa». Sì invece alla capacità di contemplare il frutto del nostro lavoro, di stringere rapporti di amicizia e solidarietà, di dare spazio a tutti. Sì, cioè, a quel modo di far festa su cui la famiglia ha una «competenza straordinaria».

Papa Francesco, nel cuore di agosto, ha dedicato la udienza generale di oggi - in aula Paolo VI, davanti a oltre quattromila persone - alla festa, una delle «tre dimensioni che scandiscono il ritmo della vita familiare, e che sono la festa, il lavoro e la preghiera». Papa Bergoglio ha anche lodato la capacità dei genitori di far festa anche «con il groppo in gola», cioè di «mandar giù i dispiaceri» perchè i figli «vivano bene la festa», e ha suggerito di «infiltrare nel lavoro qualche spazio di festa, senza trascurare i doveri», introducendo «momenti di solidarietà nell'ingranaggio della macchina produttiva». «Non dobbiamo mai essere schiavi del lavoro, ma signori» e «invece sappiamo che ci sono milioni di donne e addirittura bambini schiavi del lavoro; questo è contro Dio e contro la dignità umana», è stata la riflessione su cui papa Francesco si è soffermato, a proposito di quando «l'ossessione dello sviluppo e l'efficientismo della tecnica mettono a rischio i ritmi umani della vita, perchè la vita - ha rimarcato - ha i suoi ritmi umani», e «il tempo del riposo, soprattutto domenicale, è destinato a noi perchè possiamo godere di ciò che non si compara e non si vende».

A questo proposito papa Bergoglio ha osservato come invece  «l'ideologia del profitto vuole mangiarsi anche la festa, ridotta a un modo per far soldi e spenderli, ma è per questo che lavoriamo?». Questo modo di far festa, ha commentato, è una sorta di «brutto virus, alla fine siamo più stanchi di prima, nuoce al lavoro vero, consuma la vita, e i ritmi sregolati della festa fanno spesso vittime giovani». Il tempo della festa, invece, «è sacro, perchè Dio lo abita in modo speciale».

Nè «pigrizia», nè «starsene in poltrona» nè «ebbrezza di una sciocca evasione», ha spiegato, è anzitutto uno sguardo amorevole e grato sul lavoro ben fatto«. E lavoro »non è solo nel senso del mestiere o della professione«, ma »in senso ampio, ogni azione con cui noi uomini e donne possiamo collaborare all'opera creatrice di Dio». «La festa - ha spiegato il Pontefice - è il tempo per guardare i figli e i nipoti che stanno crescendo, la nostra casa, gli amici, la comunità che ci circonda, e pensare ' è cosa buonà, Dio - ha aggiunto - ha fatto così e continuamente fa così«, »la famiglia ha una competenza straordinaria per capire, indirizzare, valorizzare, l'autentico valore della festa, ma come sono belle le feste in famiglia«. »Non è un caso - ha commentato - se le feste in cui c'è posto per tutta la famiglia sono quelle che riescono meglio«, »meglio delle fatiche che ci costano«, »come un capolavoro di semplicità bello perchè non finto«.

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