Domenica, 25 Ottobre 2020
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DOPO LA PAUSA ESTIVA

Il Papa: "Non trattare risposati come scomunicati. Non aggiungiamo altri pesi ai figli"

«In questi decenni - ha constato il Pontefice - la Chiesa non è stata insensibile, e grazie all'approfondimento dei pastori, guidato e confermato dai miei predecessori, è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria nuova attenzione» a queste situazioni

CITTÀ DEL VATICANO.  «Le persone che hanno cominciato una nuova unione dopo lo scacco del loro matrimonio sacramentale non sono assolutamente scomunicate, e non devono assolutamente essere trattate come tali: fanno sempre parte della Chiesa». Lo ha detto il Papa nella prima udienza generale dopo la pausa estiva.

«Se poi - ha commentato papa Francesco - guardiamo questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli, e i piccoli guardano, se li guardiamo con gli occhi dei bambini, vediamo ancora di più l'urgenza di sviluppare nelle nostre comunità una accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni, per questo è importante che lo stile della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiamenti, siano sempre attenti alle persone, a partire dai piccoli: loro sono quelli che soffrono di più queste situazioni. Come potremmo raccomandare a questi genitori - si è chiesto papa Bergoglio - di fare di tutto per educare alla fede cristiana con esempi di fede convinta e praticata, se li tenessimo lontano dalla vita, come se fossero scomunicati?». Dopo aver esortato a non aggiungere altri pesi ai figli dei risposati, il Papa ha osservato che «purtroppo il numero di questi bambini e ragazzi è davvero grande, è importante, - ha rimarcato - che sentano la chiesa come madre attenta a tutti sempre disposta a incontro e ascolto».

«In questi decenni - ha constato il Pontefice - la Chiesa  non è stata insensibile, e grazie all'approfondimento dei pastori, guidato e confermato dai miei predecessori, è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria nuova attenzione» a queste situazioni. Papa Francesco ha quindi raccomandato una Chiesa «dalle porte aperte», in cui ci sia «posto per ciascuno» e ha ricordato che «tutti i cristiani sono chiamati a imitare il buon pastore, soprattutto collaborare con lui, prendendosi cura delle famiglie ferite, accompagnandoli nella vita di fede della comunità». «Ciascuno - ha esortato - faccia la sua parte assumendo l'atteggiamento del buon pastore che conosce ciascuna delle sue pecore e nessuna esclude dal suo amore».

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