Mercoledì, 11 Dicembre 2019
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L'ANALISI

Quello che ancora va fatto...

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Partiamo da un assioma: non si può certo risolvere il problema della sicurezza dei pedoni, abolendo le automobili. E questo va comunque precisato, visto che qualcuno teorizza che proprio l’istituzione di tante nuove isole pedonali - più o meno riuscite - protegge l’incolumità di chi va a piedi. Se dovesse reggere questa teoria, allora basterebbe pedonalizzare l’intera città e di certo la tragica statistica sui pirati della strada verrebbe di colpo azzerata.

Fuor di iperbole, è d’obbligo - anzi assolutamente urgente - una riflessione su quanto si può realmente e ulteriormente fare per arginare la scia di sangue che sta segnando le strade palermitane. Tre pedoni morti in dieci giorni sono solo la punta di un iceberg fatto anche di tanti feriti più o meno gravi. A testimonianza che il problema esiste e non può essere derubricato alla voce «tutta colpa di qualche sconsiderato». Certo, i numeri a più zeri sulle multe di cui parliamo nell’articolo qui sotto dimostrano che il livello di «educazione» dell’automobilista palermitano è particolarmente basso. Ma è proprio per questo motivo che non ci si può accontentare. La repressione e la prevenzione devono essere oggetto di un’unica politica di gestione di un problema che inanella vittime a ritmi che neanche la mafia negli anni di piombo. Nulla va lasciato di intentato. Urgono impegno massimo e coerenza d’intenti. A tal proposito se l’assessore alla Mobilità dice che un semaforo pedonale nel punto in cui è morta la povera Tania non avrebbe cambiato nulla e appena 24 ore dopo il vicesindaco annuncia che proprio lì verrà piazzato un semaforo pedonale, il segnale che se ne ricava è quello di un’amministrazione che viaggia a più velocità (anche se il termine in tal caso suona ironicamente sinistro). E non è certo un bel segnale. Non esistono formule definitive, lo sappiamo. Ma siamo certi che si stia davvero facendo tutto quanto possibile per garantire sicurezza assoluta ai pedoni? O almeno a quelli che rispettano le regole e rischiano lo stesso la vita?

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