Mercoledì, 26 Giugno 2019
L'ANALISI

Se il pedone è solo...

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Caro pedone, sappi che a Palermo sei solo. Solo con le tue accortezze e le tue imprudenze. Mai troppe le prime, spesso fatali le seconde. Solo nella quotidiana roulette russa che è camminare e soprattutto attraversare per le strade di una città in cui sei soggetto debole, molto a rischio. Perché tre morti in dieci giorni non possono essere un caso. E additare la malasorte è solo l’ipocrita e fasullo alibi di chi dovrebbe proteggerti e non lo fa. Non lo fa perché le strisce pedonali sono quasi sempre sbiadite macchie sull’asfalto, a dispetto delle strombazzate nuove tecniche di verniciatura che puntualmente si rivelano inefficaci. Non lo fa perché i controlli sul traffico urbano sono carenti alle soglie dell’inesistente, con una gestione quasi mai del tutto comprensibile dei vigili urbani addetti alla mobilità (altro zoppicante alibi, al grido di “siamo pochi”).

Dunque, caro pedone, la tua vita è quasi esclusivamente nelle tue mani. Sappi che attraversare da un marciapiede all’altro può diventare una via senza ritorno. Farlo lontano dalle strisce – o ciò che ne rimane – è una colpa grave. Che a Palermo peraltro si reitera spesso, molto molto spesso. Farlo sulle scalcagnate zebre urbane può esentarti da eventuali responsabilità ma può non bastare. Quindi, anche sulle strisce, guarda a destra e a sinistra, una o due volte...Anche perché sei chiamato a giocare un’impari partita con chi al volante spesso è distratto, nervoso, disattento, imprudente, incapace. Poi magari sarà chiamato a rispondere davanti alla legge della sua condotta. Vedi l'ultimo caso: ma se anche chi l’ha investita e uccisa pagherà penalmente la sua colpa, chi restituirà la povera Tania all’affetto dei suoi cari? Fa del resto riflettere molto che in due dei tre ultimi casi mortali, l’investitore si sia dato alla fuga subito. Uno si è poi costituito, l’altro è stato acciuffato dalla polizia. E qui entra in gioco il senso civico che in molti automobilisti/motociclisti è solo una componente relativa. In attesa che il legislatore metta una buona volta nero su bianco il reato di omicidio stradale, urge ricordare che l’omissione di soccorso è già punita dal codice penale.

Ma l’impreparazione di molti patentati si spinge anche fino a questo. E come può sorprendere una cosa del genere, se – continuiamo a ricordarlo – la strada uccide molto più della mafia o del terrorismo? Le statistiche nazionali in tal senso sono sconvolgenti: dei 120 morti per pirateria stradale registrati nel 2014, oltre un terzo erano pedoni. E sempre lo scorso anno le omissioni di soccorso punite sono state più di mille. Né le cronache di questi ultimi giorni si limitano alla sola Palermo, ma ci raccontano di pedoni travolti a Imperia, a L’Aquila a Milano e poi Mazara, Gela… Eppure in Italia conseguire la patente resta più facile che contare fino a venti. Nei corsi ti insegnano tutto su pistoni e bielle salvo poi limitare la prova pratica a pochi minuti su qualche sgombro rettilineo. Sarebbe il caso che ci si rendesse conto che una patente è praticamente un’arma. Messa in mano a chiunque, può comportare effetti deflagranti. Ecco perché, caro pedone, ti rinnoviamo l’invito. Stai attento, sulle strade palermitane (ma non solo, beninteso) la vita è solo nelle tue mani. Qualcuno poi si batterà il petto, qualcun altro emetterà sentenze e qualcun altro ancora strombazzerà l’ultimo ritrovato in fatto di vernici indelebili per garantire strisce ben visibili. Ma intanto il tuo nome si sarà aggiunto a quella terribile lista nera che ogni anno si allunga tragicamente. Come i rivoli di sangue che scorrono – quelli si, indelebili – sul maledetto asfalto.

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