Mercoledì, 08 Aprile 2020
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SPARTACUS RESET

Camorra, colpo al clan dei Casalesi: arresti anche a Trapani

Quaranta le misure cautelari, tra cui anche ai due figli dell'ex boss "Sandokan", entrambi già in carcere

NAPOLI. Vasta operazione contro la fazione Schiavone del clan dei Casalesi, a Casal di Principe, dove circa 200 militari hanno eseguito 40 arresti. Tra i destinatari figurano anche Carmine e Nicola Schiavone, figli dell'ex boss Francesco, soprannominato Sandokan.

Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Caserta, Napoli, Avellino, Benevento, Terni, L'Aquila, Lecce, Cosenza, Cuneo, Prato, Frosinone, Trapani e Taranto. Gli Schiavone sono già in carcere. Le misure cautelari sono state emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Le accuse ipotizzate, a vario titolo, sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni, detenzioni di armi e ricettazione, reati tutti aggravati dal metodo mafioso.

Nell'operazione, denominata «Spartacus Reset», sono stati impiegati circa 200 militari, elicotteri e unità cinofile.

Dalle indagini è emerso che il gruppo camorristico capeggiato da Carmine Schiavone, figlio di Francesco, detto Sandokan, aveva costituito «una cassa comune» per il pagamento degli stipendi agli affiliati, sia della propria fazione, sia dei gruppi Zagaria e Iovine del clan dei Casalesi.

Ai detenuti veniva versato uno «stipendio mensile» per importi variabili tra 1500 e 2500 euro. Le somme erano provento di estorsioni su attività private e lavori pubblici.  Nel corso dell'inchiesta della DDA sono stati sequestrati i libri contabili dell'organizzazione sui quali venivano annotati sia gli affiliati che percepivano gli stipendi, sia le persone sottoposte a estorsione. Il materiale cartaceo è stato sottoposto a perizie grafiche eseguite dagli esperti del Ris ed hanno offerto importanti riscontri alle rivelazioni fatte da collaboratori di giustizia.

I particolari dell'operazione sono stati illustrati, nel corso di una conferenza stampa, dal procuratore Giovanni Colangelo, dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, e dal colonnello Giancarlo Scafuri, comandante provinciale dei carabinieri di Caserta. I carabinieri hanno anche sequestrato numerose armi, tra cui due kalashnikov, un fucile d'assalto, due fucili a pompa, una mitragliatrice e quattro pistole.

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