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IL CASO

Casa Sicilia nel mondo: chiudono le sedi di New York, Parigi e quella cinese

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Crocetta dà lo stop: dovevano essere la vetrina dell’Isola. Costavano centinaia di migliaia di euro l’anno. Furono volute da Cuffaro ma non hanno avuto gran successo

Dovevano essere la vetrina dell’Isola nel mondo, manifestazione visibile del potere cuffariano anche fuori dai confini isolani. Invece Casa Sicilia è un progetto fallito praticamente dall’inizio su cui, senza grande clamore, la giunta Crocetta ha messo il sigillo finale. Stop alle convenzioni per gestire la Casa Sicilia di Parigi, quella di Qingdao in Cina e quella di New York. I decreti risalgono a fine anno ma sono stati pubblicati ieri in Gazzetta ufficiale. La Casa Sicilia di Parigi era probabilmente il progetto più ambizioso: una sorta di ambasciata autogestita in un lussuoso appartamento di 900 metri quadrati in Boulevard Hausmann a due passi dall’Opera e Place Vandome (quella dei grandi gioiellieri) che costava 350 mila euro l’anno di affitto.

Nacque nel 2003 e fu affidata un ex dirigente del Banco di Sicilia, Antonio La Gumina. Il piano era quello di affidare la gestione - con tanto di loghi ufficiali - a privati concedendo un contributo una tantum che oscillava fra i 350 mila e i 500 mila euro. Lo stesso contributo che adesso il decreto firmato da Crocetta chiede di recuperare: sciolta la convenzione, se ne occuperà l’ufficio Affari extraregionali che dovrà anche curare gli eventuali contenziosi.

E non ha avuto maggior fortuna il sogno di un’ambasciata a New York. Fin dall’inizio questo progetto ha zoppicato per eccesso di ambizione: la prima sede era nell’Empire State Building ma fu presto trasferita nel Queens, lontano dalle mille luci della città che non dorme mai. Siamo nel 2005 e Casa Sicilia New York è affidata al professor Gaetano Cipolla. Ma di aumento di turisti americani non c’è nemmeno l’ombra. Tantomeno si rafforzano i rapporti con gli emigrati. E così ora il decreto firmato da Crocetta prevede lo scioglimento della convenzione con Cipolla e «il recupero dei contributi una tantum erogati con applicazione di una penale». E se il sogno è rimasto tale a Parigi e New York, come poteva realizzarsi a Qingdao in Cina? Casa Sicilia non ha sedotto nessuno neanche lì. E così Crocetta ha deciso di sciogliere la convenzione stipulata nel 2007 con Marco Pardini. Va detto che i provvedimenti della giunta sono solo l’ufficializzazione di una situazione di fatto: già dalla fine del governo Cuffaro, nel 2008, Casa Sicilia era su un binario morto. E neppure Lombardo ha osato provare a rilanciare un sogno che puntava anche su ambasciate a Sofia, Tunisi, Zurigo e Montreal dove l’evento più prestigioso fu il torneo di bocce con degustazione di prodotti tipici.

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