Venerdì, 27 Novembre 2020
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SANITA'

Messina, sit-in davanti all'ospedale Piemonte contro la chiusura

Centinaia di persone tra personale sanitario e utenti hanno partecipato alla protesta per chiedere che il nosocomio non venga chiuso. Presente anche il sindaco Renato Accorinti, fischiato dai manifestanti durante il suo intervento

MESSINA. Centinaia di persone tra personale sanitario e utenti hanno partecipato a un sit in davanti all'ospedale Piemonte per chiedere che il nosocomio non sia chiuso. Presente anche il sindaco Renato Accorinti, fischiato dai manifestanti durante il suo intervento.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell'Udc Gianpiero D'Alia: «La partecipazione di massa alla manifestazione per il rilancio dell'ospedale Piemonte deve fare riflettere tutti. Per rilanciare questa importante struttura sanitaria non bisogna ricorrere a scorciatoie o palliativi. Bisogna investire per farne un centro per la prevenzione e l'emergenza sanitaria. Per questo è necessario che l'assessore Borsellino d'intesa con il direttore generale del Papardo e dell'Asp 5 assumano un decisione chiara e definitiva in questa direzione».

«Non potevo esimermi dall'essere presente», ha detto deputato regionale del Nuovo centroDestra, Nino Germanà, che ha partecipato alla manifestazione. «Mal tollero le sfilate di chi si mette in prima fila - ha aggiunto - e specula su situazioni come questa per un ritorno personale».

«Un ospedale in pieno centro città - ha aggiunto - che annualmente conta 32 mila accessi al pronto soccorso, non può e non deve essere penalizzato ma valorizzato nell'interesse dei cittadini. E se ciò non avviene ma, si agita lo spauracchio della chiusura, chi è responsabile della situazione che si trascina da tempo - apparentemente senza uscita - ne deve rispondere, a partire dal direttore dell'Azienda Papardo-Piemonte, Michele Vullo, che ha affrontato la faccenda nel modo meno risolutivo possibile e da chi alla Regione, ancora una volta, sta trattando Messina e i messinesi con una mancanza di rispetto e una strafottenza che un esecutivo e il suo governatore non possono e non devono permettersi».

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